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“Psicologia delle Folle”


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arte
14 marzo 2009
Terra e libertà /2 - Closed zone -


La questione di fondo è che la ragione non sta mai nel mezzo, come molti sono soliti dire. Di colpe, nel conflitto israeliano-palestinese, ce ne sono molte e da entrambe le parti; ma la ragione, quella vera, non può essere messa in discussione se si ha a cuore il genere umano. Gli interessi che gravitano intorno al territorio in questione fanno sì che determinate realtà siano pilotate, per ricrearne di nuove.

Ma qualcosa si sta muovendo, si è sempre mossa per la verità. Pochi giorni fa, addirittura, vedevo un servizio alle Iene (quelle di Italia1) che parlava in maniera a-pregiudiziale del conflitto palestinese, con particolare attenzione alle realtà che stanno emergendo e riemergendo dopo il conflitto a cavallo di Capodanno. Territori devastati e famiglie palestinesi cancellate dalla faccia della terra. Alle Iene, cavolo.


Ma la cosa non finisce qui: c’è un animatore, israeliano, autore anche delle animazioni di Valzer con Bashir, che lotta affinché il suo popolo non sia ricordato, magari fra un secolo, come lo sterminatore di un altro. Aldilà dei torti e dei meriti, una persona saggia lo deve riconoscere, lo sterminio di un popolo è una colpa che nessun individuo si vorrebbe mai sobbarcare. Ebbene: questo animatore, tale Yoni Goodman, ha creato questo piccolo corto animato, "Closed Zone". Lottiamo insieme.




politica estera
12 gennaio 2009
Terra e Libertà

POLITICA
2 gennaio 2009
Intifada

Jabilia, Bet Hanun, Rafah, Gaza City, le tappe della mia personale mappa per l'inferno.

Checché vadano ripetendo i comunicati diramati dai vertici militari israeliani, e ripetuti a pappagallo in Europa e Usa dai professionisti della disinformazione, sono stato testimone oculare in questi giorni di bombardamenti di moschee, scuole, università, ospedali, mercati, e decine e decine di edifici civili.

Il direttore medico dell'ospedale di Al Shifa mi ha confermato di aver ricevuto telefonate da esponenti dell'IDF, l'esercito israeliano, che gli intimavano di evacuare all'istante l'ospedale, pena una pioggia di missili. Non si sono lasciati intimorire. Il porto, dove dovrei dormire, ma a Gaza non si chiude un occhio da 4 giorni, è costantemente soggetto a bombardamenti notturni. Non si odono più sirene di ambulanze rincorrersi all'impazzata, semplicemente perché al porto e attorno non c'è più anima viva, sono morti tutti, sembra di poggiare piede su di un cimitero dopo un terremoto.

La situazione è davvero da catastrofe innaturale, un cataclisma di odio e cinismo piombato sulla popolazione di Gaza come piombo fuso, che fa a pezzi corpi umani, e contrariamente a quanto si prefigge, compatta i palestinesi tutti, gente che fino a qualche tempo fa non si salutava nemmeno perché appartenenti a fazioni differenti, in un corpo unico.

Quando le bombe cadono dal cielo da diecimila metri di quota state tranquilli, non fanno distinzioni fra bandiere di hamas o fatah esposte sui davanzali, non hanno ripensamenti esplosivi neanche se sei italiano. Non esistono operazioni militari chirurgiche, quando si mette a bombardare l'aviazione e la marina, le uniche operazioni chirurgiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullate alle vittime senza un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbe salvabili. Non c'è tempo, bisogna correre, le cure impegnate per un arto seriamente ferito sono la condanna a morte per il ferito susseguente in attesa di una trasfusione. All'ospedale di Al Shifa ci sono 600 ricoverati gravi e solo 29 macchine respiratorie. Mancano di tutto, soprattutto di personale preparato. Per questo ragione, esausti più che dalle notti insonni dall'immobilismo e dall'omertà dei governi occidentali, così facendo complici dei crimini d'Israele, abbiamo deciso di far partire ieri da Larnaca, Cipro, una delle nostre barche del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e personale medico. Li ho aspettati invano, avrebbero dovuto attraccare al porto alle 8 di questa mattina. Sono invece stati intercettati a 90 miglia nautiche da Gaza da 11 navi da guerra israeliane, che in piene acque internazionali hanno provato ad affondarli. Li hanno speronati tre volte, producendo una avaria ai motori e una falla nello scavo. Per puro caso l'equipaggio e i passeggeri sono ancora tutti vivi, e sono riusciti ad attraccare in un porto libanese.

Essendo sempre più frustrasti dall'assordante silenzio del mondo "civile", i miei amici ci riproveranno presto, hanno scaricato infatti i medicinali dalla nostra nave danneggiata, la Dignity, e li hanno ricaricati su di un'altra pronta alla partenza alla volta di Gaza.

Certi che la volontà criminale di Israele nel calpestare diritti umani e leggi internazionali, non sarà mai forte come la nostra determinazione nella difesa di questi stessi diritti e uomini. Molti giornalisti che mi intervistano mi chiedono conto della situazione umanitaria dei palestinesi di Gaza, come se il problema fossero la mancanza di cibo, di acqua, di elettricità, di gasolio, e non chi è la causa di questi problemi sigillando confini, bombardando impianti idrici e centrali elettriche.

Lunghe file ai pochi panettieri con ancora le serrande semiaperte, 40 50 persone che si accapigliano per accaparrarsi l'ultima pagnotta. Uno di questi panettieri, Ahmed, è un mio amico, e mi ha confidato il suo terrore degli ultimi giorni. Più che per le bombe, teme per gli assalti al forni. Dinnanzi al suo, si sono già verificate risse.

Se fino a poco tempo fa c'era lo polizia a mantenere l'ordine pubblico, specie dinnanzi alle panetterie, ora non si vede più un poliziotto in divisa in tutta Gaza. Si sono nascosti, alcuni. Gli altri stanno tutti sepolti sotto due metri di terra, amici miei compresi. A Jabilia ancora strage di bambini, due fratellini di 4 e 10 anni, colpiti e uccisi da una bomba israeliana mentre guidavano un carretto trainato da un asino, in strada as-Sekka, a Jabalia.

Secondo Al Mizan, centro per i diritti umani, al momento in cui scrivo sono 55 bambini coinvolti nei bombardamenti, 20 gli uccisi e40 i gravemente feriti. Israele ha trasformato gli ospedali e gli obitori palestinesi in fabbriche di angeli, non rendendosi conto dell'odio che fomenta non solo in Palestina, ma in tutto il mondo. Le fabbriche degli angeli sono in produzione a ciclo continuo anche questa sera, lo avverto dai fragori delle esplosioni che sento fuori dalle mie finestre.

Quei corpicini smembrati, amputati, quelle vite potate ancora prima di fiorire, saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, e se ho ancora la forza di raccontare delle loro fine, è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, a chi non ha mia avuto un fiato di voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare.



da Vik, Guerrilla Radio



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permalink | inviato da ema e tizi il 2/1/2009 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
diritti
1 ottobre 2007
Gaza Resiste!


Con la pubblicazione di questo appello prende il via la campagna di solidarietà con il popolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza. La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo Gaza come “entità nemica”. Finora la risposta a questa enormità è stata debole. Con questo appello ci prefiggiamo di rompere il silenzio, di chiamare le cose con il loro nome, ma soprattutto di creare le condizioni per poter sviluppare una vera azione di solidarietà politica con il popolo palestinese in un frangente così grave. L’appello vuole dunque essere solo il primo passo di una campagna, che ci auguriamo di riuscire a costruire insieme a tutti i soggetti disponibili. La raccolta di firme che iniziamo da oggi è dunque estremamente importante: ogni firma non solo avrà un grande significato politico, ma sarà anche una spinta ad andare avanti con l’iniziativa per renderla più ampia ed incisiva. Ci rivolgiamo quindi non solo a tutti quanti appoggiano la lotta di liberazione del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza. La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione. Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com e verranno pubblicate su www.gazavive.com.
Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario. Facciamo girare l’appello per la fine di un embargo genocida!


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permalink | inviato da ema e tizi il 1/10/2007 alle 21:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (64) | Versione per la stampa
politica estera
12 luglio 2007
Storie di ordinaria espropriazione

“Ci hanno preso persino la teiera e le tazze da tè”

Abu Mazen che ora apertamente mostra la sua natura filo-americana, Blair Ministro della Pace in medio oriente, Prodi che osserva che “non ci sono le condizioni” per una forza di pace (quasi un ossimoro) in Palestina… Questo è il quadro, che si preannuncia difficile da sovvertire, che vige oggi in terra palestinese. Nel frattempo ad Atir, in Israele, la più grande democrazia in medio oriente continua ad esercitare espropriazioni e demolizioni di case arabe in suolo israeliano, alla faccia della “parità di diritti in terra israeliana” diffusa e encomiata da tanti organi di (dis)informazione filo-sionisti. Di seguito l’articolo inerente a questi nuovi 150 senza tetto:

ATIR, Israele -- Muhammed Salami, 70 anni, della tribù di al-Qi'an, è un cittadino arabo di Israele. La sua casa e quelle della sua ampia famiglia -- 40 figli e nipoti -- sono state distrutte il 25 Giugno dalle forze di sicurezza israeliane che hanno detto che le costruzioni erano "illegali" e che la terra diventava "proprietà demaniale".

Oltre 150 persone hanno perso le loro case durante l'operazione.
Salami vive nel villaggio di Atir, nel deserto del Negev nel Sud di Israele. Ha raccontato la sua storia sedendo sotto l'ombra di un baldacchino. La maggior parte delle sue proprietà e del suo cibo, dice, è stata confiscata.
"Venimmo in queste terre nel 1956, sotto la legge marziale. Dopo [la guerra] del 1948 girammo l'intero paese, fino al nord della Galilea. Il governo e l'esercito ci dette allora questa terra su cui vivere. Ci hanno costretto a vivere qui.
"Non c'era nessuno qui, quando noi arrivammo. Dovevamo viaggiare fino a Beer Sheeba [25 chlimetri] per comprare l'acqua. Ricordo che ogni volta dovevamo pagare 5 sterline per l'acqua. La portavamo in grandi contenitori.
"Allora ero giovane. Quando ci siamo trasferiti qui mi ero appena sposato. Tutti i miei figli sono nati qui.
"Ora [le autorità israeliane] vengono qui e mi dicono che ce ne dobbiamo andare un'altra volta. Non abbiamo mai danneggiato lo stato, in tutti questi anni. Non abbiamo mai fatto loro niente di grave. Abbiamo anche aiutato lo stato. E allora perché?
Per distruggere le nostre case e prendersi le nostre cose, il pane, il cibo. Perché ci fanno questo? Siamo 40 persone nella nostra famiglia. Dove andremo a dormire stanotte?
"Loro [gli Israeliani] dicono che vogliono il bene dei Beduini? Ma in che modo distruggere le nostre case e prendersi le nostre proprietà è nel nostro bene?
"Ci hanno preso persino la teiera e le tazze da té. "

Emanuele



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politica estera
1 luglio 2007
Palestina? Spiacente, sono in Afghanistan.

Gereshk, Afghanistan. La missione civilizzatrice Nato oggi ha mietuto altre 45 vittime civili. Davvero curiosa la nostra esportazione di democrazia. Sicuramente, con questi 45 civili in meno, ci saranno 45 indossatrici di burqa in meno, o 45 lapidazioni risparmiate, o 45 attentati in occidente sventati. Me ne compiaccio, del resto sono soddisfazioni. La nostra politica neo-imperialista sta facendo incetta di risultati. Sono davvero lieto che il mio Paese partecipi a questa evangelizzazione capitalista-liberale. Poco importa se non si sa più per quale motivo continuiamo a stare lì, tant’è che di taliban o Bin Laden nessuno ne parla più. Ma che vuoi farci, tra 5 mesi è di nuovo inverno, e coi prezzi del gas che fanno i russi, il gasdotto afgano fa comodo dai; poi ci metterà le mani la statunitense UNOCAL, ma noi non siamo mica amici di Bush per niente… Comunque io non mi faccio troppe domande, così m’hanno insegnato, oltretutto al Governo ci sono i comunisti e io mi fido di loro. In questo mio ritrovato spirito liberal-capitalista voglio auto-negarmi, voglio essere sovversivo, rivoluzionario, soggetto a rischio… Voglio parlare di diritti, di diritti negati, di pulpiti inascoltati, di assistenze umanitarie negate, di libertà per i popoli. Roba dell’altro mondo! Mi devo proprio essere impazzito, ma non preoccupatevi, dura solo un attimo. Lascio la parola a Luisa Moranti, che ci segnala un fatto atroce che sta accadendo a Rafah, in Palestina, in prossimità del confine egiziano, tutto –ovviamente- nella assoluta non curanza di noi popoli sviluppati e avanguardisti.

"Mentre Israele continua con i suoi raid criminali nella Striscia di Gaza, che solo negli ultimi due giorni hanno ucciso 14 persone ferendone almeno una cinquantina, e Hamas non ha fermato i rockets su Sderot che per fortuna non hanno fatto vittime, un altro scempio di umanità si sta consumando sotto gli occhi di tutti a Rafah. Anziani, ammalati, bambini, donne e uomini–continua la Morgantini- in tutto 4000 palestinesi sono bloccati al valico di Rafah, confine meridionale della striscia di Gaza con l'Egitto, sotto un sole cocente, con una temperatura di 42 gradi, senza soldi, e con cibo e acqua centellinati. A queste 4000 persone non arriva nessun aiuto umanitario e nessuna assistenza dalle organizzazioni internazionali o né dal Governo Egiziano. Le condizioni igieniche e logistiche sul posto sono del tutto inadeguate e la situazione è ancora più drammatica se si pensa che tra questi molti sono degli ammalati di ritorno dagli ospedali de Il Cairo che chiedono solo di tornare alle proprie case. Chi di loro può permetterselo, passa le notti negli alberghi più vicini, pagando dei prezzi altissimi, gli altri sono abbandonati a loro stessi e non possono più neanche comprare le medicine. Il confine, dopo il ritiro di Israele dalla Striscia nel settembre 2005, era controllato dalle forze dell'Autorità nazionale palestinese, con l'ausilio di una settantina di osservatori europei. Dal giugno 2006, quando e' stato rapito a Gaza il soldato israeliano Ghilad Shalit, Israele ne ha permesso l'apertura solo un quinto del tempo, 74 giorni su 365. Dopo i recenti scontri inter-palestinesi, che hanno portato alla vittoria di Hamas a Gaza, Israele ha deciso di aggravare ulteriormente la crisi, con raid indiscriminati nella Striscia e la chiusura dei valichi sia per le persone che per le merci. Questa situazione deve finire, ma l'Egitto si dice pronto ad aprire la frontiera, l'unica porta sul mondo per il milione e mezzo di palestinesi che vivono a Gaza, soltanto quando tornerà il gruppo di osservatori europei con l'incarico di sorvegliarla dalla parte palestinese, ignorando come fa Israele e la Comunità Internazionale che ci sono migliaia di persone che da due settimane vivono in condizioni disperate Rivolgo questo appello all'Unione Europea e all'intera Comunità Internazionale affinché non rimangano inerti di fronte all'ennesimo strazio inferto alla popolazione palestinese, facendo anzi pressioni sul Governo israeliano perché riapra immediatamente tutti i valichi di confine della Striscia di Gaza, che rinchiudono arbitrariamente e unilateralmente in una gabbia la popolazione civile, costretta a sopravvivere senza cibo, acqua e con servizi sanitari al collasso. Infine ritengo che far proprio questo appello, da parte del neo-eletto inviato speciale del Quartetto, Tony Blair, sia un segnale estremamente importante, un primo passo per ridare credibilità alla sua figura presso l'opinione pubblica palestinese e araba, scettica sull'imparzialità di uno dei fautori principali della catastrofe irachena e accanito sostenitore dell'aggressiva politica estera statunitense. La soluzione della tragedia palestinese che non è una questione solo umanitaria è nella fine dell' occupazione militare israeliana, ma intanto si agisca subito sulle condizioni di vita quotidiana".

Emanuele


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permalink | inviato da ema e tizi il 1/7/2007 alle 19:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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