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politica interna
8 aprile 2008
il PCL e il precariato

Ebbene sì, a noi Marco Ferrando piace. E parecchio. Avvertiamo una crescente esigenza di ricostruire una cultura comune di Sinistra, dove vengano ritrovati quegli ideali comuni che caratterizzavano storicamente il popolo di Sinistra. E ad oggi Ferrando rappresenta quella corrente di pensiero in cui ci riconosciamo. Vi invitiamo a leggere la posizione del PCL in merito alla spinosa questione della precarietà.

Tiziana e Emanuele

Sono ormai nove anni che nel nostro paese si è sviluppata la flessibilità selvaggia con il conseguente incremento senza precedenti precarietà di massa. Fu il cosiddetto “pacchetto Treu” a lanciare questo attacco selvaggio alle condizioni di vita e di lavoro di milioni di giovani (e non solo). Esso fu il prodotto del primo governo Prodi- Bertinotti. Infatti anche se il Prc non era all’interno del governo con una presenza ministeriale, era tuttavia parte determinante della sua maggioranza e votò - contro l’opposizione della sua minoranza di sinistra da cui noi proveniamo - il testo del pacchetto; adoperandosi per presentarlo artatamente ai lavoratori come una conquista, titolandone la notizia su “Liberazione” con l’incredibile frase: “sconfitto il lavoro interinale”.

Il pacchetto Treu non era che una delle varie misure antioperaie e antipopolari che i vari governi di centrosinistra hanno preso nel corso degli anni ’90 e in particolare proprio durante il primo governo Prodi, cioè con l’insieme delle forze della sinistra all’interno della maggioranza. Il governo Berlusconi ci ha poi aggiunto del suo, aggravando ulteriormente in particolare la precarietà con la legge 30, ma dal punto di vista sociale i fatti dimostrano che non c’è differenza sostanziale tra governi di destra e di centrosinistra, in quel gioco di alternanza che è il quadro di dominio politico e sociale del grande capitale e in cui il ruolo del centrosinistra è quello di cercare di fare il “lavoro sporco” con il minimo prezzo sociale.

Il nuovo governo "Prodi- Rutelli- D’Alema- Padoa Schioppa- Ferrero" continua sulla strada dei suoi predecessori. Naturalmente, fatto un pacchetto Treu (e aggiuntasi per di più la legge 30) non si può farne un secondo, ma la precarietà verrà mantenuta e si annunciano nuove politiche di attacco allo “stato sociale” al salario e all’occupazione a partire dall’attuale legge finanziaria. Una finanziaria che lungi dal far “piangere i ricchi” regala ai capitalisti, col taglio del “cuneo fiscale”, la bellezza di 9 miliardi di euro l’anno, cioè ingrassa i profitti. Mentre una riforma fiscale truffa, se prende qualcosa al alcuni settori della piccola borghesia non dà nulla ai proletari, operai come impiegati, che invece si vedranno ridurre il salario reale con l’aumento dei contributi, i vergognosi ticket sanitari, l’aumento certo delle tasse locali e la riduzione ulteriori dei servizi.

E mentre le burocrazie sindacali compresa la CGIL (il cui segretario Epifani è addirittura salito un momento sul cavallo di Napoleone, dichiarando senza vergogna “è la nostra finanziaria”, cercando poi di fare repentini “contrordini” alla Berlusconi) si apprestano a vendere per l’ennesima volta ai padroni e ai vampiri di Bruxelles le pensioni dei/le lavoratori/trici, nulla di reale si preannuncia dal governo contro la precarietà, dopo la vergognosa circolare del ministro padronale (si! padronale) Damiano. Ma miliardi per incrementare massicciamente le spese militari per le guerre coloniali dell’imperialismo italiano e centinaia di milioni per la scuola privata (mentre si tagliano i posti di lavoro nell’insegnamento) quelli si trovano. E l’elenco delle misure antioperaie e antipopolari di questa tragicommedia della finanziaria per il 2007 potrebbe continuare. La realtà è che anche qui i fatti dimostrano inequivocabilmente la natura reale delle forze della “sinistra”. Per usare la tradizionale terminologia marxista si tratta di partiti operaio-borghesi, cioè a base e programma astratto operaio, ma i cui dirigenti applico una politica e una prospettiva borghese. Per essere chiari infatti, di quale classe rappresentavano gli interessi i Bertinotti, Diliberto, Mussi e Salvi quando votavano a favore del Pacchetto Treu? La risposta è evidente.

Comprendere tutto questo è fondamentale oggi in funzione della lotta per gli interessi dei lavoratori e dei giovani e in primo luogo per il motivo che ci porta qui cioè la lotta contro la precarietà. Non basta infatti difendere l’indipendenza del movimento da sedicenti “governi amici”, anche se ciò è evidentemente il minimo necessario. Si tratta anche di saper individuare i nemici. E il governo Prodi lo è certamente. Rompere nella lotta e nell’azione politica con esso è una condizione fondamentale per lo sviluppo della battaglia che vogliamo lanciare. L’ambiguità su questo terreno, cui cerca di portarci con la sua ipocrita politica del “doppio binario” il PRC (del resto quante volte ha già fregato il movimento il vecchio refrain del “partito di lotta e di governo?), è esiziale.

Smascherare la natura padronale del governo Prodi, il carattere antioperaio del suo progetto, rivendicare che tutta la sinistra rompa con esso e con i Rutelli, D’Alema e Fassino e che su queste basi si costituisca un’alternativa indipendente del movimento operaio e di tutti gli altri movimenti e settori sociali oppressi -un polo (o blocco) autonomo di classe su una prospettiva anticapitalistica- è una necessità non solo per il futuro del movimento operaio, ma anche per le sue lotte attuali. Nel contempo proprio la difficoltà della battaglia che lanciamo fa sì che sia necessario per sviluppare un movimento reale e non realizzare solo una inutile “passeggiata di massa di pressione sul governo” allargare il fronte, costruendo una vera piattaforma di lotta, per realizzare una vertenza generale del mondo del lavoro, contro padronato e governo. Una vertenza di lotta che coinvolga il massimo del mondo del lavoro e su cui riteniamo si debba chiedere un chiaro impegno in particolare a tutte le organizzazioni sindacali oggi presenti.

A nostro avviso tale piattaforma dovrebbe basarsi principalmente sui seguenti punti:

-abolizione della legge 30 e delle altre norme di flessibilità, nessun ritorno al pacchetto Treu, ritorno alla chiamata numerica e agli uffici pubblici del lavoro; trasformazione di tutti i contratti atipici in contratti a tempo indeterminato e pieno.
-recupero salariale uguale per tutti di 300 euro con salario minimo intercategoriale di 1200 euro.
-indennità di disoccupazione per tutti i disponibili all’avviamento al lavoro a partire dai diciotto anni di 800 euro o dell’80% dell’ultimo salario se superiore.
-ritorno al calcolo pensionistico al 2% annuo col sistema retributivo calcolato sugli anni migliori.
-riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore a parità di salario, senza annualizzazioni e flessibità.

A chi obbiettasse che la conquista di tali obbiettivi sarebbe pesantissima per il padronato, rispondiamo che ciò è assolutamente vero e che è l’ora che, finalmente, paghi chi non ha mai pagato, ma si è ingrassato sulle spalle dei lavoratori e non solo. Che finalmente paghino i Tanzi, i Geronzi e i loro simili e non i Cipputi. Come militanti del movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori saremo in ogni caso, come oggi, pienamente partecipi di ogni iniziativa fosse pure limitata e parziale, ma senza le prospettive che indichiamo riteniamo che le potenzialità esistenti non saranno realmente sfruttate e si rischierà, ancora una volta di non uscire dal lungo ciclo di sconfitte degli ultimi decenni. Per questo ci batteremo per tali prospettive e chiediamo a tutti i/le compagne che vogliono battersi conseguentemente contro la precarietà di unirsi a noi in questa azione.

Movimento costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori
sito internet
: www.pclavoratori.it
email
: info@pclavoratori.it


vita da impiegato
14 marzo 2008
...dove ho messo il napalm?


Da qualche anno a questa parte il Tg2 è divenuto la versione edulcorata del Tg4. Facciamo finta di fare i giornalisti, ma quanto ci piace Fede..! Ebbene, le parole di Berlusconi di ieri le hanno sentite tutti, inutile stare qui a ribadire la vergognosità di siffatti pensieri, anche perché per fortuna il coro di protesta è stato unanime. Ma ora io vi chiedo di rivederlo questo filmato e stare attenti alla ragazza che ha fatto la famosa domanda, capirete così che quello di ieri era un puro e semplice teatrino preconfezionato, aderente perfettamente all’ospite. Noterete, verso la fine, che questa fa il coro a Berlusconi quando dice che un virtuale figlio di Berlusconi non dovrebbe avere questi problemi economici: la donzelletta esclama all’unisono col Cavaliere “problemi economici” con chiaro divertimento, tipo quello che si fa tra amici quando si sa come va a finire una battuta. Da morir dal ridere, pensava costei! Alla signorina, non fatico a pensarlo, non gliene fregava proprio nulla della domanda posta, altrimenti avrebbe reagito controbattendo alla sciocca risposta, e non facendo il coretto a quella che anche per lei era una esilarante battuta. E’ di quelle ragazze che il figlio di Berlusconi lo ha già incontrato, o al massimo ha il papi che non gli fa mancare di certo nulla. Beh, quando la incontrate, usate il napalm…

Emanuele


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permalink | inviato da ema e tizi il 14/3/2008 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
POLITICA
20 ottobre 2007
Precari in Afghanistan

Ma Giordano e la Rame oggi hanno sbagliato manifestazione o erano lì per la lotta al precariato dei soldati in Afghanistan? Come si sono permessi, costoro, di fare da apripista ad una fiumana di cittadini che combattono quotidianamente una lotta contro l’impossibilità di vivere una vita dignitosa? Proprio loro, che per il dio denaro (il loro dio denaro) non hanno esitato a fare guerra ad un popolo mietendo così migliaia di vittime? Loro, che per il padronato hanno finanziato una guerra, oggi fanno finta di stare dalla parte dell’operaio senza vergogna alcuna.
Già me li sento, questi maledetti, lanciare gli slogan: “Non vogliamo la precarietà! I nostri soldati in Afghanistan non devono essere precari. No ai contratti co.pro. per i nostri valorosi soldati. Sì alle ferie retribuite per i nostri paracadutisti. I call center in Afghanistan devono essere a contratto indeterminato. Sì alla malattia retribuita per i nostri militari.”
E’ vergognoso constatare come alcuni loschi personaggi del nostro Parlamento si barcamenino tra scelte imperialiste e propagande comuniste. Un giorno li vedi che finanziano la guerra al gasdotto in Afghanistan, tempo dopo li sorprendi a manifestare contro il precariato. Questa è la vera anti-politica, non quella che gli organi di disinformazione vogliono far ricadere su altri personaggi. Un giorno imperialisti e un giorno comunisti. Ma il mio appoggio non lo avrete mai. Spiace solo per quel milione di persone che si sono visti infangare la loro manifestazione a causa di personaggi come voi… Ma arriverà un giorno, e pagherete tutto.


Emanuele


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