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diari di viaggio
25 aprile 2009
O Partigiano...


CI CHIAMAVANO BANDITI

CI CHIAMANO TEPPISTI,

IERI PARTIGIANI

OGGI ANTIFASCISTI


CULTURA
25 aprile 2008
Ora e sempre...

…antifascisti.



CULTURA
11 settembre 2007
Via Rasella, 11-09-2001

Mia amata Fernanda,
sai delle mie attività e bene. Io, come i miei compagni, sono partigiano: resistiamo. Il nemico è centinaia di volte più grande di noi, più potente di noi, ma il nostro è un dovere morale. Loro uccidono la nostra gente, saccheggiano, dettano le loro regole in casa nostra, si servono di noi, decidono cosa è giusto e cosa è sbagliato. Combatterli è un obbligo, perchè resistere significa opporre resistenza. Facciamo la guerriglia. Nemmeno lo scalfiamo il nemico in verità, ma dobbiamo pur reagire allo stato attuale delle cose. In fondo, quello che noi chiamiamo nemico, non è neanche tale: è solo una rappresentazione di esso. Il vero nemico siede in una stanza ovale o in un segretissimo bunker sotterraneo, al riparo da gente come noi e lontano mille miglia dai proiettili. Ma cosa possiamo farci? Non le abbiamo scelte noi le regole delle guerre di massa, uccidiamo le rappresentazioni del nemico e ciò ci deve bastare. Un tempo sul campo di battaglia se eri bravo potevi arrivare ad uccidere Napoleone in persona, oggi Hitler non sai nemmeno come sia fatto, te lo immagini al più. Ne hai sentito parlare ai cinegiornali tante volte, ma chi sia veramente resta per te un mistero. Ti devi accontentare di guerreggiare figure interposte, sergenti per esempio, o la maggior parte delle volte di SS così giovani che non si sanno nemmeno allacciare le scarpe da soli, mandati alla guerra per ordine del Fuhrer. Non c’è etica nella guerra: loro rappresentano per me il nemico, anche se non lo sono propriamente, e io li guerreggio. E’ universalmente riconosciuto il diritto alla difesa da parte dell’oppresso contro l’oppressore, tutto qui, di etica non si parla. Oggi dobbiamo far saltare un bidone della spazzatura di uno spazzino pieno di esplosivo in via Rasella. Lì tutti i giorni passa una truppa di soldati dell’esercito tedesco. Tenteremo di ucciderli con l’esplosione. Non sono loro il nostro vero nemico, alcuni avranno sì e no 18 anni, che vuoi che ne sappiano del Reich, non hanno colpe dell’operato del Fuhrer, ma così è. Perdonami, mi sto ripetendo. Probabilmente ci uccideranno per questo, o faranno una rappresaglia su scala molto più ampia. Qualora non dovessi più avere mie notizie, ti bacio e ti abbraccio, con l’augurio che la nostra nazione sia più forte, degna e libera per le nuove generazioni. Ti chiedo perdono davanti a Dio del dolore che ti ho arrecato. Mi sento veramente un patriota, contento di andare alla morte invocando la tua benedizione.
Tuo devotissimo, Salvatore.

Emanuele


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permalink | inviato da ema e tizi il 11/9/2007 alle 0:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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