.
Annunci online

“Psicologia delle Folle”


     di Gustav Le Bon
 scaricalo cliccando qui






Background by EditingMySpace.com

il mondo di Tiziana


 
 




 




  
  
 
   
 



 


 



"Ho visto tutti 'sti balordi, queste zecche del cazzo"
"...Speriamo che muoiano tutti..."

Ascolta le conversazioni della Polizia al G8


audio hosting by Twango


Sito ottimizzato per Firefox
















DISCLAIMER: L'autore dichiara
che le immagini contenute in questo
blog sono immagini già pubblicate in
internet e che solamente i titoli dei
post ed il loro contenuto (dove non
 altrimenti indicato) sono frutto del
proprio ingegno. Se dovesse
pubblicare materiale protetto
da copyright non esitate a contattare
l'autore che provvederà
immediatamente a rimuoverlo.
Inoltre l’autore dichiara di non
essere responsabile per i commenti
inseriti nei post e che eventuali
commenti dei lettori, lesivi della
immagine o dell'onorabilità di
persone terze non sono da
attribuirsi all'Autore, nemmeno
 se il commento viene espresso
 in forma anonima o criptata.
In ogni caso i commenti anonimi
e/o volgari saranno
inevitabilmente cancellati.
Questo blog non è a scopo
di lucro. Inoltre questo blog
non rappresenta una testata
giornalistica in quanto viene
aggiornato senza alcuna
periodicità. Non può pertanto
considerarsi un prodotto
editoriale ai sensi della
legge n. 62 del 7.03.2001.
______________________




Blog attivo dal 21/06/2006

Proprietà dell'immagine
Proprietà del link
Mostra/Nascondi bordo
Proprietà della tabella
Inserire una riga sopra
Inserire una riga sotto
Eliminare riga
Inserire colonna a sinistra
Inserire colonna a destra
Cancellare colonna
Unire celle orizzontalmente
Unire celle verticalmente
Dividere cella
Eliminare cella
Proprietà della cella
Mostra/Nascondi bordo
Proprietà della tabella

 
diritti
17 settembre 2009
CI VOLETE SOTTO I PONTI, CI VEDRETE NELLE STRADE...



All'alba di lunedì 14 settembre con un grande spiegamento di forze i carabinieri hanno assediato la casa occupata 8 marzo alla Magliana e, dopo aver sfondato  le porte e perquisito gli alloggi, hanno identificato tutti gli occupanti e arrestato cinque attivisti/e.

Questi arresti sono un ulteriore passo della campagna diffamatoria e criminalizzatrice condotta dal sindaco Alemanno e la sua giunta, fiancheggiato da costruttori, giornalisti, magistratura e guardie contro il movimento di lotta per la casa a Roma.

Il sindaco ed i poteri forti della città non volendo affrontare la grave emergenza abitativa a Roma pensano di soffocare e ammutolire i bisogni e le lotte con la demonizzazione, gli sgomberi ed il carcere.


No agli sgomberi. Casa agli Occupanti.


Solidarietà ai compagni e alle compagne arrestati e agli/alle occupanti/e sgomberati in questi giorni a Roma.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. roma magliana scuola 8 marzo

permalink | inviato da ema e tizi il 17/9/2009 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
2 gennaio 2009
Intifada

Jabilia, Bet Hanun, Rafah, Gaza City, le tappe della mia personale mappa per l'inferno.

Checché vadano ripetendo i comunicati diramati dai vertici militari israeliani, e ripetuti a pappagallo in Europa e Usa dai professionisti della disinformazione, sono stato testimone oculare in questi giorni di bombardamenti di moschee, scuole, università, ospedali, mercati, e decine e decine di edifici civili.

Il direttore medico dell'ospedale di Al Shifa mi ha confermato di aver ricevuto telefonate da esponenti dell'IDF, l'esercito israeliano, che gli intimavano di evacuare all'istante l'ospedale, pena una pioggia di missili. Non si sono lasciati intimorire. Il porto, dove dovrei dormire, ma a Gaza non si chiude un occhio da 4 giorni, è costantemente soggetto a bombardamenti notturni. Non si odono più sirene di ambulanze rincorrersi all'impazzata, semplicemente perché al porto e attorno non c'è più anima viva, sono morti tutti, sembra di poggiare piede su di un cimitero dopo un terremoto.

La situazione è davvero da catastrofe innaturale, un cataclisma di odio e cinismo piombato sulla popolazione di Gaza come piombo fuso, che fa a pezzi corpi umani, e contrariamente a quanto si prefigge, compatta i palestinesi tutti, gente che fino a qualche tempo fa non si salutava nemmeno perché appartenenti a fazioni differenti, in un corpo unico.

Quando le bombe cadono dal cielo da diecimila metri di quota state tranquilli, non fanno distinzioni fra bandiere di hamas o fatah esposte sui davanzali, non hanno ripensamenti esplosivi neanche se sei italiano. Non esistono operazioni militari chirurgiche, quando si mette a bombardare l'aviazione e la marina, le uniche operazioni chirurgiche sono quelle dei medici che amputano arti maciullate alle vittime senza un attimo di ripensamento, anche se spesso braccia e gambe sarebbe salvabili. Non c'è tempo, bisogna correre, le cure impegnate per un arto seriamente ferito sono la condanna a morte per il ferito susseguente in attesa di una trasfusione. All'ospedale di Al Shifa ci sono 600 ricoverati gravi e solo 29 macchine respiratorie. Mancano di tutto, soprattutto di personale preparato. Per questo ragione, esausti più che dalle notti insonni dall'immobilismo e dall'omertà dei governi occidentali, così facendo complici dei crimini d'Israele, abbiamo deciso di far partire ieri da Larnaca, Cipro, una delle nostre barche del Free Gaza Movement con a bordo 3 tonnellate di medicinali e personale medico. Li ho aspettati invano, avrebbero dovuto attraccare al porto alle 8 di questa mattina. Sono invece stati intercettati a 90 miglia nautiche da Gaza da 11 navi da guerra israeliane, che in piene acque internazionali hanno provato ad affondarli. Li hanno speronati tre volte, producendo una avaria ai motori e una falla nello scavo. Per puro caso l'equipaggio e i passeggeri sono ancora tutti vivi, e sono riusciti ad attraccare in un porto libanese.

Essendo sempre più frustrasti dall'assordante silenzio del mondo "civile", i miei amici ci riproveranno presto, hanno scaricato infatti i medicinali dalla nostra nave danneggiata, la Dignity, e li hanno ricaricati su di un'altra pronta alla partenza alla volta di Gaza.

Certi che la volontà criminale di Israele nel calpestare diritti umani e leggi internazionali, non sarà mai forte come la nostra determinazione nella difesa di questi stessi diritti e uomini. Molti giornalisti che mi intervistano mi chiedono conto della situazione umanitaria dei palestinesi di Gaza, come se il problema fossero la mancanza di cibo, di acqua, di elettricità, di gasolio, e non chi è la causa di questi problemi sigillando confini, bombardando impianti idrici e centrali elettriche.

Lunghe file ai pochi panettieri con ancora le serrande semiaperte, 40 50 persone che si accapigliano per accaparrarsi l'ultima pagnotta. Uno di questi panettieri, Ahmed, è un mio amico, e mi ha confidato il suo terrore degli ultimi giorni. Più che per le bombe, teme per gli assalti al forni. Dinnanzi al suo, si sono già verificate risse.

Se fino a poco tempo fa c'era lo polizia a mantenere l'ordine pubblico, specie dinnanzi alle panetterie, ora non si vede più un poliziotto in divisa in tutta Gaza. Si sono nascosti, alcuni. Gli altri stanno tutti sepolti sotto due metri di terra, amici miei compresi. A Jabilia ancora strage di bambini, due fratellini di 4 e 10 anni, colpiti e uccisi da una bomba israeliana mentre guidavano un carretto trainato da un asino, in strada as-Sekka, a Jabalia.

Secondo Al Mizan, centro per i diritti umani, al momento in cui scrivo sono 55 bambini coinvolti nei bombardamenti, 20 gli uccisi e40 i gravemente feriti. Israele ha trasformato gli ospedali e gli obitori palestinesi in fabbriche di angeli, non rendendosi conto dell'odio che fomenta non solo in Palestina, ma in tutto il mondo. Le fabbriche degli angeli sono in produzione a ciclo continuo anche questa sera, lo avverto dai fragori delle esplosioni che sento fuori dalle mie finestre.

Quei corpicini smembrati, amputati, quelle vite potate ancora prima di fiorire, saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, e se ho ancora la forza di raccontare delle loro fine, è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, a chi non ha mia avuto un fiato di voce, forse a chi non ha mai avuto orecchie per ascoltare.



da Vik, Guerrilla Radio



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. palestina israele intifada

permalink | inviato da ema e tizi il 2/1/2009 alle 16:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
1 novembre 2008
Non è stata una rissa, ma un'aggressione fascista.


Mentre il Governo dà la colpa degli scontri di piazza Navona ai Collettivi di Sinistra, (ignorando quanto detto e scritto da Curzio Maltese) pubblichiamo la testimonianza di Elena, professoressa precaria di tedesco. Elena (il cognome ci è noto) era in piazza Navona la mattina degli scontri e ha assistito all'intero svolgimento della contestata vicenda.

 

Sono arrivata a Piazza Navona verso le 10.00. La zona era presieduta da numerosa polizia e altrettanto numerosi carabinieri, Corso Rinascimento era inaccessibile.

La piazza era piena di ragazzini intorno ai 15 anni. Moltissimi erano pigiati nella stradina della Corsia Agonale che sta proprio davanti a Palazzo Madama. Sembrava di essere su un autobus all'ora di punta. Mi sono messa tra una panchina di marmo e un lampione, guardando il Senato; davanti a me, di lato a sinistra, il camion dei Cobas, che erano lì come annunciato. Non mi piaceva l'atmosfera, gli slogan che sentivo erano privi della freschezza delle ultime manifestazioni. Alla mia destra vedevo un camioncino bianco che cercava di arrivare proprio alla fine di Corsia Agonale. Sul tetto del camioncino bianco c'erano ragazzi più grandi. Non studenti medi, alcuni sui trenta. Avevano il microfono e molti di loro videocamere. Ricordo perfettamente una biondina, giovanissima, che filmava tutto. Voci rauche e dure. Occhiali a specchio.

Dall'altro camion qualcuno improvvisamente ha urlato che stavano caricando. Ho pensato: "La polizia" e ho cercato di calmare le ragazzine che erano intorno a me, dicendo loro di non mettersi a correre, che si sarebbero fatte male. Non mi hanno (giustamente) dato retta e mi hanno scaraventato, cadendomi addosso e in parte calpestandomi, sulla panchina. Liberata dai corpi che mi stavano addosso, mi sono alzata e li ho visti schizzare intorno a me: ragazzi con il viso coperto e scoperto che con cinghie e fibbie di ferro picchiavano chiunque capitasse loro a tiro. Alcuni di loro usavano i caschi. Ho visto un ragazzo a terra preso a pugni e calci da un gruppo. L'ho visto riuscire ad alzarsi e scappare con il sangue che gli colava dal viso, mentre continuavano a prenderlo a cinghiate. Tremavo come una foglia. Ho iniziato a urlare di smetterla. Vicino a me un'altra signora, mia coetanea, chiedeva chi fossero quei picchiatori.

Ho urlato: "Ma dov'è la polizia? Stanno picchiando dei bambini!!".

Dopo è tornata una calma strana. Me ne sarei voluta andare, ma vedendo solo sparuti adulti in quella piazza di adolescenti, non me la sentivo: se dal camioncino bianco avessero attaccato di nuovo, almeno un paio di adulti avrebbero dovuto provare a fermarli.

Gli aggrediti, soprattutto le ragazzine, avrebbero voluto mandarli via. Ho cercato per quello che potevo di calmarle. Avevo paura, per loro e per me: i ragazzotti del camioncino ci avrebbero massacrati.



Così è trascorsa un'ora. Surreale. Dal camioncino bianco venivano slogan pesanti, volgari. Mi chiedevo: "Come è possibile che restino qui, che nessuno faccia nulla?"

Davanti a me un via-vai particolare: alcuni signori in giacca e cravatta, cinquantenni, uno dei quali con difficoltà di deambulazione e accompagnato da una signora elegante, in pantaloni, completo scuro, provenendo dalla sinistra della piazza, andavano dai ragazzi del camioncino e parlavano con loro. Il signore e la signora mi saranno passati davanti almeno tre volte. Poi ne sono arrivati una decina, in processione, vestiti sportivi, tra i quaranta e i cinquanta. Avevano walkie-talkie. Hanno parlato con i giovanotti del camioncino bianco e poi se ne sono andati.

Dopo poco è arrivata un'autombulanza vuota, dalla destra della piazza, che si è messa dietro il camioncino bianco, che piano piano è partito e, superando il camion dei Cobas, se ne è andato, seguito da una trentina di ragazzi che urlavano. Dietro di loro l'autombulanza vuota.

Ho pensato: "Finalmente se ne vanno, scortati". Mi sono diretta verso Corso Vittorio Emanuele per tornare a casa e ho visto arrivare un corteo. In soccorso dei picchiati di prima, ho pensato. Ho urlato: "Quei violenti se ne sono andati!!". Ma poi da lontano ho visto che non erano stati mandati via del tutto. Erano stati solo spostati dall'altro lato della piazza.

Cosa è successo dopo è noto.

 

Mi chiedo:

- Come è stato possibile che in Piazza Navona, piena di ragazzini e ragazzine pacifiche, sia un camioncino pieno di bastoni e spranghe? Perché la polizia che pure aveva blindato la zona non ha controllato?

- Perché le forze dell'ordine non sono intervenute mentre degli adolescenti inermi venivano picchiati da energumeni con cinghie e caschi?

- Chi era il signore in giacca e cravatta con un evidente problema di deambulazione, accompagnato da signora in completo scuro, che più volte e per lungo tempo si è intrattenuto con i giovani del camioncino bianco?

- Chi erano gli altri signori, vestiti sempre con giacca e cravatta, che pure hanno conversato con loro?

- Chi erano i signori con i walkie-talkie?

- Perché è stata mandata un'autombulanza in piazza per scortare il camioncino bianco e i giovani che stavano nelle sue immediate vicinanze, ma alla fine non è stato fatto uscire del tutto?



 

Fonte Repubblica.it

23 ottobre 2008
Lettera di Roberto Saviano

GRAZIE
per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà. Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra. Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati. Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte. Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto. Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine. Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate. Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi. Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori. Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate. Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci. Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti. Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento. Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa. Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie. Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata. E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo. Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti". Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie.

Roberto Saviano (Repubblica)
diritti
15 gennaio 2008
Pubblici dissensi

Il Papa non verrà. Tanto meglio. Ma manderà lo stesso il suo discorso, che sarà comunque letto. E noi saremo lì, a fischiare incessantemente le sue parole. E poi ci saranno Mussi, Veltroni… Giovedì ore 12.00 alla Sapienza. E chi non viene è un catto-comunista!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. papa benedetto xvi la sapienza no-vat

permalink | inviato da ema e tizi il 15/1/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
diritti
11 novembre 2007
Monopoli di Stato


Estrema solidarietà e cordoglio per Gabriele Sandri, ucciso da un proiettile che recava la scritta “Monopolio di Stato”. Poi magari, un giorno, i benpensanti della disinformazione mi spiegheranno come è potuto sfuggire un colpo ad altezza uomo da una pistola di un poliziotto volto a fermare due gruppi di tifosi rivali, intenti a darsele di santa ragione ma pur sempre con delle rudimentali spranghe. Un giorno mi spiegheranno perché, per sedare una scazzottata, un poliziotto si senta in diritto di estrarre una pistola… Carlo Giuliani passa, ma le metodologie restano sempre le stesse.

Emanuele


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. polizia gabriele sandri

permalink | inviato da ema e tizi il 11/11/2007 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
SOCIETA'
4 novembre 2007
Ciò che ci vogliono far credere

Non avevo dubbi; dopo il furor di popolo scatenato dallo sciacallaggio mediatico dei giorni scorsi attendevo con fiducia l’uscita dell’ennesimo triste episodio di cronaca nera per mano di un italiano. Sparatoria a Guidonia. Cause ancora da accertare, un morto, almeno otto feriti con un colpevole che ha sparato una cinquantina di colpi. La notizia compare sulle pagine di cronaca, ma è riportata sobriamente, quasi a voler descrivere un episodio circoscritto, di follia omicida conclusasi in tragedia. Niente in confronto alla storia di Giovanna, disgustosamente strumentalizzata dai media per alimentare la politica del terrore e l’aberrante discriminazione verso l’immigrato, il diverso, il nemico. Eppure la storia è la stessa: due vittime, due colpevoli, due vite stroncate drammaticamente. Solo che all’italiano medio non frega un cazzo di un crimine compiuto da un connazionale. Non si dà particolar rilievo al fatto che la sparatoria abbia rischiato di mietere tra le vittime anche due bambine di 4 e 5 anni. Al benpensante non interessa sapere nulla di questo crimine perché è troppo impegnato nel linciaggio dell’immigrato, è troppo preso dal proprio odio profondo, dalla voglia di punire il bersaglio più comodo, sono tornati in voga i picchiatori che scelgono la giustizia ‘fai da te’. La cosa più squallida è la distorsione delle notizie da parte dei media: in qualità di informatori hanno una forte responsabilità morale e sociale nella diffusione di notizie che possano influenzare così violentemente le folle. Squallidi collusi con politici inetti di qualsiasi schieramento. Qui non esiste alcuna differenza, destra o sinistra, stiamo permettendo che l’ignoranza e la superficialità prendano piede. Stiamo in guardia.

Tiziana
SOCIETA'
25 settembre 2007
Anoressia: ciò che non si vorrebbe mai vedere

E’ una scelta coraggiosa, quella di Isabelle Caro, che sceglie di farsi immortalare nuda da Oliviero Toscani per mostrare al mondo i segni della sua malattia divorante: l’anoressia. Sì, perché quando il tuo corpo si trasforma in un estraneo, un involucro odiato verso cui infliggere dolore e autodistruzione, è difficile saperne uscire ed esibire i segni fisici di un male che ancor prima nasce nella mente. Ed è giusto che la gente veda queste immagini dure, e ne rimanga sconvolta, perché troppo spesso vogliamo ignorare questa realtà, figlia illegittima della società dell’immagine, dove non si viene accettati se non si corrisponde ai canoni estetici con cui siamo continuamente bersagliati dai media. I modelli che abbiamo davanti ogni giorni ci spingono alla perfezione. O forse, più semplicemente all’omologazione. Oggi l’affermazione ed il riconoscimento sociale si affermano con un paio di protesi al silicone, con un vitino da vespa, con una figura asciutta fino all’osso, simil-androgina, e una pelle abbrustolita sotto le lampade dell’estetista che, si sa, sono molto più efficaci di un mesetto trascorso al mare. E i programmi trash a cui veniamo sottoposti ogni giorno non fanno che acuire questa frenesia verso la perfezione: corpi filiformi di ballerine svestite che alzano l’audience, concorsi di bellezza dove le concorrenti si sottopongono all’umiliazione di essere identificate per le loro misure, per la serie “Riesco a rientrare nelle misure ‘giuste’?”  E poi, però, rimaniamo orripilanti dall’altra faccia di quella medaglia, il lato che nessuno vorrebbe conoscere, quello della malattia, della sofferenza, della deturpazione di corpi giovanissimi, con un accanimento cieco a qualsiasi richiamo. Isabelle ha trovato la forza e il coraggio di mostrarsi al mondo intero per sottolineare gli effetti devastanti della degenerazione edonista. Pur conscia di suscitare orrore. Io la trovo bellissima, per la forza d’animo che dimostra nel sedere senza veli e senza difese, portando alla luce il suo dolore.

Tiziana



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. anoressia Isabelle Caro

permalink | inviato da ema e tizi il 25/9/2007 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte