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“Psicologia delle Folle”


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il mondo di Tiziana


 
 




 




  
  
 
   
 



 


 



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SOCIETA'
10 settembre 2007
Chi è stato fagocitato dall'inferocita toga rossa?






Che Dio abbia finalmente deciso di richiamarlo all’ordine?

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permalink | inviato da ema e tizi il 10/9/2007 alle 0:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
SOCIETA'
3 settembre 2007
Mi chiamo O. e non leggerai mai la mia storia

O. è un ragazzo brasiliano. Non è esattamente un mio amico, le nostre strade si sono incrociate un paio di volte davanti a un piatto caldo, nulla più. Era giunto in Italia dal suo paese natale spinto da una fervente fede cattolica, e aveva scelto il nostro Paese per prendere i voti. Dal Brasile, ai suoi occhi, arrivava un’immagine edulcorata dell’Italia: cattolica e piena di morale religiosa. Qui c’è il Papa, e poi migliaia di opere d’arte e chiese: quale paese migliore per il noviziato se non l’Italia?! Del tutto comprensibile.
Dicevo: O. giunse qui per prendere i voti. Parlammo abbastanza quelle sere, grazie anche alla mediazione di Tiziana, che col suo perfetto spagnolo si intendeva molto bene col portoghese di O. Da quelle chiacchierate senza pretese capimmo che O. era un ragazzo squisito e aveva una vera fede; non spetta a me dire quanto spiccata, ma del tutto sincera.
O. non ci mise molto a capire quale fosse l’iter per prendere i voti, e pochissimo tempo dopo sparì. Il cammino per farsi prete consisteva inizialmente in 5 anni di clausura presso un convento di Roma. Parlare con lui divenne impossibile. Ma passarono 4 settimane, appena quattro misere settimane e avemmo sue notizie tramite e-mail. Ciò che leggemmo ci lasciò di stucco… O. ci mise al corrente di quello che gli stava accadendo in convento: qualche giorno dopo essere arrivato gli era stato aperto l’armadietto ed era stato derubato di tutta la sua roba. Dopo poco, inoltre, iniziò a comprendere che tutti gli altri novizi lì con lui erano per la maggior parte omosessuali, spinti lì o nel tentativo di auto-reprimere i loro istinti ai loro occhi deviati e peccaminosi, o costretti a farsi frati sotto la pressione della famiglia di appartenenza che mal digeriva il loro orientamento sessuale. Inoltre, il prete che aveva il compito di guidare i novizi nel loro cammino spirituale, mal celava i suoi giornalieri incontri sessuali con un uomo esterno al convento. O. rimase impietrito da ciò che lo circondava: in appena 4 settimane era entrato in contatto con ladri, repressi, e preti che praticavano quotidianamente sesso, il tutto nella più totale falsità: la mattina a battersi il petto, la sera a fare sesso, derubare il prossimo, o a maledirsi per essere “diversi”. Ai suoi occhi quella era semplicemente l’antitesi di tutto ciò che per lui erano un luogo e degli uomini di fede. La nausea lo vinse. Ora sta facendo le pratiche per andarsene da lì, opterà per un noviziato in Brasile, sperando vada meglio di questo. Le sue ultime parole contenute nell’e-mail furono: “Lascio, perché Dio è in tutti i posti, tranne qui”. Amen.

Emanuele



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permalink | inviato da ema e tizi il 3/9/2007 alle 0:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
23 maggio 2007
La Mala Educaciòn

La storia che vede protagonista Marco Marchese rasenta l’inverosimile ed è la testimonianza della più infima bassezza in cui versa la Chiesa dell’Omertà, quella che impunemente copre pedofili che si celano tra le sue fila. Corre l’anno 1994. Marco, appena dodicenne, subisce ripetuti abusi sessuali all’interno delle mura del seminario minorile di Favara, Agrigento. Il suo ripugnante carnefice non è altri che don Bruno, sacerdote della curia, inchiodato soltanto dieci anni dopo, grazie alla testimonianza del ragazzo e di altre sei vittime. Il vicario di Dio viene condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione, dopo un patteggiamento. Marco non ha mai superato il trauma infantile che lo ha condotto a tentare il suicidio, nonostante un lungo percorso terapeutico. Per molto tempo ha patito seri problemi di salute. I legali di Marco, come risarcimento per i danni biologici e morali provocati dagli abusi del sacerdote, hanno chiesto 65 000 euro. La curia vescovile di Agrigento, non paga dei danni inflitti da don Bruno alle giovani vittime impotenti, sceglie una via che fa rabbrividire: quella della querela. Con una controcitazione, chiede a Marco 200 000 euro di risarcimento per aver osato intaccare l’integrità morale della loro curia. Riportiamo queste vergognose quanto agghiaccianti affermazioni:
"La curia vescovile di Agrigento ha subito e continua a subire, a causa del comportamento offensivo e oltraggioso tenuto dal Marchese, pesanti danni che si ripercuotono sull'immagine, sul decoro e sul prestigio che la curia riveste nell'opinione pubblica […]. Il comportamento lesivo tenuto dal Marchese, concretizzatosi nell'abnorme pubblicità compiuta anche a mezzo Internet, ha infangato il prestigio della curia".
Insabbiare i crimini commessi per mano di uomini di Chiesa ai fini di preservare un’ipocrita parvenza di moralità è profondamente disgustoso.  La Chiesa si nasconde dietro ad un pietoso vittimismo, come fosse un facile bersaglio di un odio inarginabile, espressione di una società impoverita dei propri valori… Ebbene, questa è la Chiesa, quella che dovrebbe guidare il prossimo? Puah! No, con ogni mezzo a mia disposizione  mi sottraggo da questa marcia influenza! Si può scendere più in basso di così? Si può accusare una vittima di diffamazione e pretendere assurdi risarcimenti per una questione di facciata? No, non è ammissibile, non quando è la Chiesa stessa a diffamare il prossimo, a puntare il dito dall’alto di un pulpito farsesco, ad accanirsi contro il diverso, a seminare ignoranza per il mondo…
Chi semina vento raccoglie tempesta. Sarà la stessa Chiesa a distruggere il Tempio.
Grazie Vittorio per la tua preziosa segnalazione.
Tiziana




permalink | inviato da il 23/5/2007 alle 2:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa
SOCIETA'
24 aprile 2007
La Politica del Terrore della Chiesa

A volte penso che la Chiesa abbia già raggiunto una tale pochezza da non poter divenire ancor più gretta nelle sue posizioni e nei messaggi che lancia ai propri fedeli. Poi mi tocca sentire parole come quelle di “monsignor” Angelo Amato, che rasentano l’inverosimile… E dire che quest’uomo riveste anche un ruolo di rilievo quale segretario della Congregazione della dottrina della fede! Questo maestro di fede ha dato grande prova della sua saggezza e della sua profondità d’anima. 

«Oltre all'abominevole terrorismo dei kamikaze c'e' il cosiddetto terrorismo dal volto umano» esordisce. Secondo lui, tale forma di terrorismo è mascherata da un linguaggio politicamente corretto, «come quando l'aborto viene chiamato interruzione volontaria della gravidanza e non uccisione di un essere umano indifeso o quando l'eutanasia viene chiamata più blandamente morte con dignità».  Poi prosegue con il suo delirio:«Il male oggi non è solo azione di singoli o di gruppi ben individuabili, ma proviene da centrali oscure, da laboratori di opinioni false, da potenze anonime che martellano le nostre menti con messaggi falsi, giudicando ridicolo e retrogrado un comportamento conforme al Vangelo». Per monsignor Amato, le cliniche abortiste sono «autentici mattatoi di esseri umani in boccio»; i laboratori dove si «fabbrica ad esempio la Ru 486, o dove si manipolano gli embrioni umani: i parlamenti dove si promulgano leggi contrarie all'essere umano». E paragona tutto questo alle sette sataniche che praticano «un vero e proprio culto sacrilego del male».

Ora qualcuno mi spieghi perché questa gente gira ancora a piede libero…

Tiziana




permalink | inviato da il 24/4/2007 alle 3:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
CULTURA
28 gennaio 2007
Gli ebrei di sinistra...

Spesso di ebraismo e della politica di Israele ne parlano persone che conoscono poco tale realtà, noi compresi. A volte si cerca di avere un giudizio critico, seppur obiettivo, ma tendiamo ad esprimere una valutazione che amalgami tutti gli israeliani e tutti gli ebrei, senza operare una distinzione più veritiera. Nelle principali testate giornalistiche, qualche giorno fa, è stato pubblicato l’articolo che segue, un appello in cui si esprime un gruppo di ebrei di sinistra che rivendicano la necessità di distinguere l’essere ebreo dall’essere israeliano, termini spesso convogliati in un’unica figura. Esprimono inoltre l’esigenza di dissociarsi dalle ideologie e posizioni intransigenti di altri gruppi ebraici e dello stesso governo israeliano.
Tiziana e Emanuele

Il pensiero critico  rappresenta un cardine della tradizione e di tutta la storia  ebraica, prima e dopo la nascita dello stato di Israele. Ma negli  ultimi anni, a causa di eventi tragici, si è  andato affievolendo sino a  un
ripiegamento del mondo ebraico su se  stesso, che - comprensibile dal punto di vista emotivo -  ha portato a un’involuzione identitaria in cui  sono saltate le distinzioni stesse tra ebrei, ad esempio tra ebrei  di sinistra e di destra. Si sono riaffacciate paure di annientamento  - la “distruzione di Israele” - che non valutano lucidamente il  rapporto effettivo tra minacce gravissime, come quelle del  presidente iraniano Ahmadinejad, e le possibilità reali del  loro avverarsi. Il terrorismo islamista,  pericolo più immediato, si alimenta peraltro dal proseguimento  dell’occupazione dei territori palestinesi da parte israeliana che  rappresenta la vera  fonte di immani disgrazie non solo per i palestinesi ma anche per  Israele.
Da parte della sinistra  ebraica si è persa quella capacità di progettare un  diverso presente e futuro rispetto a quello prospettato dalla destra  ebraica, allineata alla destra mondiale neo- e teo-con.
Nell’ebraismo il pluralismo è  una condizione esistenziale. Questo pluralismo, oggi, ha  bisogno di essere riconfermato anche rispetto alla differenza tra  “ebreo” e “israeliano”. Perché se è ovvio, per noi, un legame tra la  propria identità diasporica e Israele, tale legame non deve  diventare una appartenenza sostanziale, che genera  confusione e rischia di portare acqua al  mulino di chi non vuole distinguere tra ebreo e israeliano. Noi  vogliamo coltivare il nostro legame con Israele alla maniera  lucida  con cui lo coltivò Primo Levi, che di  fronte alla prima “avventura in Libano” dell’esercito israeliano  levò la sua voce insieme a quella di molti altri ebrei diasporici e  israeliani contro la logica aggressiva e non più solo difensiva  dell’esercito israeliano.
Dopo una riflessione  collettiva tra ebrei di sinistra con diverse esperienze, abbiamo  deciso di prendere una posizione pubblica che, anche dopo le  polemiche tra il ministro D’Alema e molta parte dell’espressione  istituzionale di destra ma anche di sinistra delle Comunità  ebraiche, evidenziasse una voce diversa in cui la propria  appartenenza ebraica non oscuri il carattere universale che pertiene  al proprio essere di sinistra.
Riconosciamo alle parole di David Grossman, durante la  commemorazione di Rabin a Tel Aviv il 4 novembre, quel carattere che  serve oggi a noi ebrei di sinistra in Italia, in Israele e nel  mondo, per riprendere l’iniziativa in un panorama segnato dal  cosiddetto “scontro di civiltà”. In questo quadro il conflitto  israelo-palestinese è ancora, purtroppo, un centro di irradiamento  dell’odio globale tra culture e religioni oltre che luogo dove si  continua a perpetrare un’ingiustizia costante nei rapporti tra i  popoli.
E’ nostra intenzione  contribuire a ricostituire il “Campo della Pace Ebraico” in Italia e  a questo scopo chiediamo a quanti nel variegato mondo ebraico  sentono la stessa esigenza di confrontarsi con  noi.

Gruppo Campo della Pace




permalink | inviato da il 28/1/2007 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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