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televisione
19 giugno 2009
L'uovo di Colombo


Io, quando hanno terminato di trasmettere il Tenente Colombo, ho capito che nulla sarebbe stato più come prima. Indubbiamente.

Mica per piangeria, ma ho sentito che l’irreparabile stava galoppando ancora più rapido verso di noi, a celebrarsi sul monte Olimpo della corruzione.

Non solo tutto stava procedendo nella direzione sbagliata, ma da quel momento aveva deciso di continuare a farlo più velocemente.

Una cortina grigia, quel giorno, mi ha offuscato la vista, e da allora non intende andarsene via.

 

Il fatto è che Colombo era un grande.

L’angelo vendicatore. L’angelo sterminatore.

L’angelo della giustizia proletaria.

 

Non era mica come quel fascista dell’ispettore Derrick o quella reazionaria di Jessica Fletcher.

 

In Derrck il pensiero della Repubblica Federale tedesca era dominante.

L’antagonismo più spinto, verso chi professava sacrosanti diritti di eguaglianza di classe e di riscatto delle masse era portato ai più alti termini. La Guerra Fredda si è combattuta, e molto, anche per via televisiva.

In Derrick ti colpiva il fatto che almeno la metà degli assassini erano persone di estrazione sociale medio-bassa. Una percentuale, su duecentoottantun episodi, che grida vendetta.

Quattro Telegatti e ventiquattro anni di produzione. Senza contare le infinite repliche.

Milioni di telespettatori si sono formati all’idea che dietro a un metalmeccanico si potesse celare un assassino nella stessa misura con cui ciò può verificarsi per un imprenditore. Imperdonabile.

Una volta… cazzo una volta ho visto Derrick sparare alle spalle e uccidere un pover’uomo che aveva rapinato una banca solo perché non aveva di che vivere. Maledetto vigliacco.

Nulla è mai accaduto per caso in Derrick.

 

Jessica Fletcher, invece.

Lei si muoveva in ambienti alto borghesi; molto alti. I protagonisti in ballo erano sempre di estrazione sociale altissima. Lei per prima: scrittrice di romanzi gialli perennemente impegnata a fare altro, in pieno clichè borghese.

Gli assassini delle sue puntate erano sempre ricchi imprenditori che, per ritorno d’immagine o per logica del profitto, non esitavano a uccidersi a vicenda.

Ottima manna in effetti, eppure non c’era mai, e dico mai, nella morale delle puntate, una vera condanna dell’assassino. Scoperto il colpevole, tutti a casa, finito! Rientrava nel gioco delle parti, niente più. E senza la giusta condanna dell’assassino, si iniziò a insinuare nella società italiana quell’ineluttabile processo di emulazione che ci portò verso lidi abominevoli.

Inevitabile.

Due Golden Globe per la migliore serie drammatica e chissà quanti altri premi vinti in tutto il mondo.

Dodici anni di cultura aristocratica e reazionaria per duecentosessantaquattro episodi.

Inoltre ne La Signora in giallo la classe operaia non compare mai, se non in piccole parti e per piccole incursioni; a voler suggellare una maniera di vedere e vivere la società. L’unico proletario che compare è il poliziotto di Cabot Cove, quello scemo, inetto e ciccione che senza di lei non capirebbe nulla. Lo scemo del villaggio, insomma. Vigliacca…

Nulla è mai accaduto per caso ne La Signora in giallo.

Intollerabile.

 

E invece il Tenente Colombo. Ah, lui sì che era davvero un avanguardista!

Nonostante fosse uno dei poliziotti migliori della città, i suoi abiti tradivano la sua estrazione proletaria. E il bello è che non gliene fregava niente.

Spavaldo.

Colombo si muoveva in ambienti alto borghesi senza mai tradire le sue radici. Da molti, moltissimi protagonisti della serie era guardato malamente proprio per questo suo non celare la propria estrazione sociale. E in questi ambienti il Tenente svelava il colpevole, che era sempre un aristocratico reazionario, il quale agiva ogni volta per avidità e sete di denaro.

Come un angelo vendicatore, Colombo puniva con la più severa delle pene l’assassino, ridonando alla società il maltolto dell’omicida, ripristinando la giustizia sociale.

Egli non pretendeva giustizia, se la faceva. Era lui la giustizia, maledizione!

Puliva la società dall’aberrazione capitalista, attraverso un metro di giustizia divino. Non conosceva le leggi del Codice, e si capiva dalla maniera poco ortodossa e un po’ impacciata con cui si muoveva sulla scena del crimine. Conosceva soltanto la sacra legge, quella del giusto e dello sbagliato. Ideologia allo stato puro.

Socialismo militante.

Inappellabile.

 

Pochi sofismi separavano Colombo dalla costatazione del fatto alla sua risoluzione. Non era mica come quei detective da salotto borghese che prima di agire devono disquisire ore sul da farsi. La strada da battere per lui era chiarissima, cristallina.

Nessuna clemenza per chi getta semi corrotti nella società.

Nessuna evasione li scagionerà.

Il riscatto delle masse travolgerà chiunque oserà frapporsi tra esso e il raggiungimento del suo scopo.

A Colombo l’onore e il merito di aver trasformato Los Angeles, per dieci anni e quarantacinque episodi, nella Stalingrado degli Stati Uniti.

 

Qualcuno, in verità, iniziò a sospettare sin da subito che nel Tenente serpeggiasse il più sincero credo marxista quando nel millenovecentoottantasette interpretò Il cielo sopra Berlino, opera cinematografica dai chiari contenuti libertari malvista dal conservatorismo capitalista.

Per altri quel film fu solo una conferma, poiché già da molto tempo riscontravano nell’uso smodato che Colombo faceva del sigaro un chiaro messaggio subliminale castrista.

Fatto sta che, per un motivo o per l’altro, questi sospetti portarono a un nulla di fatto e la serie continuò indisturbata.

Astuto, Colombo.

 

Sessantanove episodi in totale, se si contano anche le puntate della serie moderna. Forse pochi, forse no.

Il bello è che la serie si è fatta beffa di tutti.

Rete4 per esempio, la più reazionaria delle reti televisive italiane, ignara di quanto detto sinora, l’ha mandato in onda per decenni, sperando di rimbecillire ancora di più il pubblico televisivo, generando invece l’effetto contrario.

Stuoli di rivoluzionari si sono formati sotto la guida sincera e sicura del Tenente Colombo. Milioni di persone che ora si riversano per le strade, reclamando quanto gli spetta di diritto si sono formati politicamente con lui. Hanno impresso nelle loro teste il Libretto Rosso del Tenente Colombo, e nulla glielo leverà dalla testa. Sono sicuri e determinati nel loro agire, perché si sanno protetti dall’ala rossa del Tenente che li sostiene.

 

Era il sedici giugno del duemilanove quando Colombo venne oscurato.

La bandiera rossa di Stalingrado fu posta a mezz’asta in segno di rispetto e di profondo cordoglio per la sorte toccata al Tenente Socialista caduto.

Per molti giorni, forse per mesi, migliaia di persone si sintonizzarono ugualmente sul canale televisivo dove andava in onda il Tenente Colombo, a fissare l’effetto nebbia che la sua dipartita aveva generato nella trasmissione del segnale.

Si racconta che molti piangevano in quella mezz’ora davanti al televisore grigio. Qualcuno addirittura sorrideva beffardo, sentendo sulle proprie spalle la pesante eredità del Tenente. Altri ancora, i più choccati dall’evento, simulavano davanti al televisore oramai muto le storie del loro beniamino, come a rievocare le gesta del rivoluzionario scomparso.

 

Avevo ventisei anni nel duemilanove. Pochi, ma sufficienti a formare una coscienza politica chiaramente ispiratami da Colombo.

L’anno successivo, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica decise di porre l’immagine del Tenente sulla tessera del Partito, il che fece diventare la tessera di quell’anno oggetto di collezionismo e di avido culto.

 

Sono passati oramai quindici anni da quel fatidico giorno.

Il Tenente Colombo non è più tornato, mentre la televisione continua a propinarci imperterrita sia Derrick che La Signora in giallo.

 

Da quel sedici giugno del duemilanove il Tenente non è più fra noi.

Ha smesso di formare giovani menti insurrezionaliste come faceva un tempo.

L’hanno oscurato. L’hanno scovato.

La mano fascista dello Stato ha mietuto un altro Compagno per la strada per l’insurrezione.

L’avanguardia proletaria, da quel giorno, ha dovuto fare a meno di lui.

 

Ma il seme che egli ha gettato cresce rigoglioso in noi. E a noi il compito di creare nuovi tenenti colombo, sicuri che non ne esisterà mai un secondo bello come il primo, ma che potrebbero esisterne altri altrettanto belli seppure in maniera diversa.

 

Questa la speranza, questo l’obiettivo.

In alto i cuori. Si levano al cospetto del Profeta.

Non sei stato oscurato invano!

Ne offuscano uno, ne nascono altri cento.

Onore e gloria a te, Compagno Colombo, indimenticato leader del Soviet di Los Angeles.

 



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permalink | inviato da ema e tizi il 19/6/2009 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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