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Always, the Hours

THE HOURS

a cura di Tiziana

THE HOURS, tratto dal toccante romanzo omonimo di Michael Cunningham, penetra nei meandri della complessa psicologia femminile, toccando temi difficili in una trama traboccante di umanità. Tre donne vengono messe a nudo nella loro essenza ed individualità, rivelando le proprie debolezze e fragilità in un vortice di emozioni dense di vissuti passati. Il regista Stephen Daldry svela i loro drammi interiori, riuscendo a smuovere ed intrigare lo spettatore, rendendolo partecipe di un sottile filo conduttore che unisce le loro vite, seppur ambientate in epoche diverse. Virginia Woolf è la controversa ed intuitiva scrittrice inglese, cui esistenza viene segnata da una malattia psichiatrica che l’avvolge nelle sue spire, trascinandola in una profonda instabilità che condurrà la sua vita verso un drammatico epilogo. In questo difficile ruolo si cimenta il premio Oscar Nicole Kidman, che abbandona i suoi classici personaggi da icona di bellezza astrale, per rivelare il suo vero talento attraverso questa sua superba interpretazione. Non è da meno Julianne Moore nel duro ruolo di una madre che si sente prigioniera tra le proprie mura domestiche, intrappolata da una famiglia che fa perno su di lei, come unico punto di riferimento. Personaggio ingrato per la Moore, come lei stessa ha ammesso in un'intervista nel backstage. "Per potersi calare nelle vesti di una donna snaturata, occorre essere in grado di non giudicarla." Il suo personaggio si aliena dalla vita familiare, sentendosi divorata al punto di avvertire la profonda esigenza di evadere dalla routine che la opprime. Unica via di fuga, una penosa scelta, quella di essere egoista, e abbandonare l’infelice tetto coniugale ed i figli, verso cui non riesce a nutrire l’amore che come madre dovrebbe. Sceglie di andar via, esponendosi alle conseguenze, ma covando in cuor suo la speranza di ritrovare se stessa ed una sua vera felicità. In questo cast d’eccezione figura anche una stoica Meryl Streep, nel personaggio di Clarissa, una moderna “Signora Dalloway”, annoverabile tra le sue migliori interpretazioni. Clarissa è una donna dalla personalità forte che si nasconde sotto un velo di finta superficialità che le permette di convivere con i suoi amati-odiati ricordi, o fantasmi del passato, creando intorno a sé un presente che non lasci spazio per pensare. I rimpianti ed i rimorsi oscurano il presente, se non riescono ad essere repressi, o se le loro radici sono alimentate da ricordi ancora vivi, accesi, intramontabili. Rischiano di soffocare la fragile e fatua tranquillità di una vita intera, innescando meccanismi controversi ed ineludibili, che minano la felicità apparente in cui ognuno si rinchiude. Momento cruciale del film è racchiuso nelle parole di Clarissa, che con espressione distante e sognante, richiama alla mente un periodo spensierato della sua giovinezza: “In quel momento credevo di essere nel preludio della felicità. Invece non era così. Non era il preludio. Era quella la felicità. Quello era il momento. Non ce n’è stato un altro.”

Un film che induce al confronto con riflessioni esistenziali, quali le sofferenze dell’anima, l’accettazione della morte, il coraggio di portare avanti anche le scelte più dolorose; ma soprattutto è un inno alla vita, alla fugacità del presente, alla bellezza di un attimo che può racchiudere un’esperienza intera.

 

Pubblicato il 4/7/2006 alle 15.27 nella rubrica Cinema.

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