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Quando i nostri peggiori desideri si avverano...


 L’ESTATE DI MIO FRATELLO
A cura di Tiziana

Sergio è un bambino riflessivo e dotato di una fervida immaginazione che lo rende felice, colmando la solitudine derivante dal fatto di essere figlio unico. Come spesso accade, infatti, questo disagio è compensato da una forte intraprendenza ed individualismo, che lo portano ad alienarsi dai compagni di giochi. Per la sicurezza derivante dal sentirsi padrone del proprio “regno”, Sergio accoglie con sgomento la notizia dell’arrivo di un fratellino. La coppia di genitori attraversa un periodo di crisi, i rapporti sono tesi e forse l’arrivo del bambino potrebbe riavvicinarli, sebbene la gravidanza non sia pianificata, ma Sergio si sente fin da subito spodestato. Con la fantasia, immagina la vita con il nuovo arrivato, ma questo non fa che cementare la sua avversione. Esasperato dalla tensione palpabile che si respira in casa, e insofferente all’idea di avere un rivale con cui dover condividere l’amore dei genitori, Sergio fantastica di uccidere il fratellino, gettandolo su un braciere. Un indescrivibile senso di colpa lo attanaglia quando la stessa notte, la mamma subisce un aborto spontaneo. Per Sergio, è lui che ha ucciso il fratellino attraverso i suoi desideri, non vi sono altre spiegazioni. In preda a divoranti sensi di colpa e fortemente traumatizzato dall’impensabile precipitazione degli eventi, Sergio sente la necessità di espiare la sua terribile colpa.. Il film si concentra sulla complessa psicologia infantile, che tuttavia viene affrontata con estrema chiarezza, coinvolgendo lo spettatore nelle sensazioni e paure del piccolo Sergio.

Vincitore della Rosa Camuna d’Oro al Bergamo Film Meeting, l’opera prima di Pietro Reggiani è totalmente autoprodotta. E l’aspetto più sorprendente di tale produzione è forse la durata della fase realizzativa del film: il regista ha rivisto e plasmato la sceneggiatura per sette anni prima di ritenere il lavoro compiuto. Sebbene sia incorso nelle innumerevoli difficoltà che incontrano le opere prime sul nascere, questo lasso di tempo così ampio gli ha permesso di sviluppare una trama nel tempo, ritrovando gli stessi attori bambini, cresciuti e capaci di dare ai loro personaggi un taglio nettamente diverso. In tal modo i personaggi vengono inquadrati in un contesto che esula dalla semplice infanzia, ma mostra come i traumi infantili rimangano vivi anche in adolescenza. Il montaggio è essenziale, quasi scarno, e per questo risulta molto originale. Inoltre proprio per la sua immediatezza rispecchia con grande semplicità le fantasie infantili di Sergio. Ottimo film, opera prima di valore che presenta un validissimo cast.

 

Pubblicato il 9/7/2006 alle 19.56 nella rubrica Cinema.

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