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L'ARTE...DELLA GUERRA

L'8 per mille dato dagli italiani per l'arte, circa 110 milioni di euro, è andato in gran parte per la guerra in Iraq.

ROMA - "Sono rimasta strabiliata che l'8 per mille dato dai cittadini italiani per l'arte, la cultura e il sociale sia andato in gran parte per la guerra in Iraq e solo una minima parte per la fame nel mondo. A rivelarmelo è stato Enrico Letta - ha aggiunto - il quale a suo tempo lo aveva riferito in una conferenza stampa ma era stato riportato solo in un trafiletto di giornale". Giulia Maria Crespi, presidente del FAI.     (larepubblica.it)

 

Sconvolgente. Non saprei come altro definire questa notizia. Gli italiani hanno devoluto circa 110 milioni di euro all’arte, per ritrovarne ben 105 utilizzati nella missione in Iraq. Di tale missione sono già tornato a parlarne a tempo debito, palesando il mio dissenso nei confronti di una guerra che era chiaramente a fini di lucro, personale, e verso una nazione che non aveva colpe palesi che giustificassero un attacco simultaneo da parte delle maggiori potenze, economiche e militari, del mondo, ricordando sempre che l’attacco era giunto in maniera ingiustificata dopo il fallimento in Afghanistan. Come già sottolineato parlando della pena di morte inflitta a Hussein, la colpa dell’Iraq era sostanzialmente quella di non sottomettersi ad una politica vampiristica degli USA in tema petrolifero. Non avevo però esaurientemente parlato dell’onere economico che una guerra del genere avesse portato agli Stati partecipanti al conflitto, e la notizia riportata dal quotidiano Repubblica mi facilita il ragionamento: il vecchio governo, pur di portare a termine la missione in Iraq, non ha indugiato nel prelevare fondi destinati ad altri scopi, commettendo così, sia ben chiaro, un reato. Accadde che i soldi preposti alla missione in Iraq presto finirono, e chiedere alla popolazione un aggravio fiscale in più, per finanziarli, sarebbe stato controproducente; meglio lasciare tale onere al governo successivo... Così, quindi, preferirono fare tanti sorrisi e finta di niente (come lo stampo craxiano impone) e attingere silentemente pecunia laddove non era consentito. Ora, come direbbe Lubrano, ‘la domanda sorge spontanea’: perché tutto ciò non è stato detto al tempo? Perché non si è chiesto nulla ai devolutori dei soldi all’arte? Perché tali brogli sono stati scoperti dal governo successivo? Un ammanco del genere è scandaloso. Ecco allora che la finanziaria dell’Unione prende un significato diverso. Si è molto criticata la manovra di Prodi, più o meno giustamente, senza riflettere sul fatto che i servizi di natura sociale erogati dallo Stato in forma gratuita o semi-gratuita, soggiacciono ad un capitale finanziario dello Stato, senza il quale i suddetti servizi vengono a gravare sul portafogli dei contribuenti in maniera maggiorata. Come possiamo criticare una finanziaria la cui unica colpa risiede nel voler risanare i conti delle casse dello Stato? Avere un aggravio fiscale maggiore del dovuto non rende felice nessuno, ma è sciocco fare facile demagogia lamentandosi di questo maggiore peso fiscale quando la verità risiede nel fatto che il precedente governo ha sperperato i soldi pubblici altrove e dove non consentito. A dicembre la Cdl scenderà in piazza, come annunciato da Berlusconi, per dire NO alla finanziaria di Prodi. Riflettendo su quanto appena scritto, trovo grottesco e paradossale un atteggiamento del genere. I sostenitori della CdL scenderanno in piazza per dire NO a cosa?! Alla tassa sui loro benedetti Suv?! Dicessero NO a Berlusconi e al suo vecchio governo, esecutore di manovre illecite.

 

Emanuele

Pubblicato il 11/11/2006 alle 16.0 nella rubrica OfficinaDemocratica.

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