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E UNA BRECCIA SI APRI'

Torniamo a parlare d’eutanasia dopo che l’argomento tabù era stato nuovamente rilegato in secondo piano dopo le sommosse provocate dalle dichiarazioni di Piergiorgio Welby. Dopo due settimane in cui l’opinione pubblica si era scissa, schierandosi drasticamente a favore o fermamente contro l’eutanasia, era calato il tipico velo di silenzio sulla vicenda e sul tema, come sempre accade quando gli animi si accendono con facilità ma seguono poche azioni. Tuttavia, ieri si è tornato a parlare dell’argomento, stavolta per voce della chiesa britannica, che per la prima volta mostra un segno di apertura verso l’eutanasia. Il reverendo Tom Butler, a capo della diocesi di Southwark, infatti, ha ascoltato la richiesta del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, un’associazione medica che richiedeva l’attuazione dell’eutanasia per i casi più gravi di neonati portatori di severissime disfunzioni e handicap, che non permetterebbero loro di condurre una vita normale, ma li costringerebbero ad una vita in stato semi-vegetativo, sottoponendoli inoltre a terribili dolori fisici. Tom Butler ha sconvolto l’opinione pubblica ed i fedeli presenti, dando voce ad esternazioni che condividevano le preoccupazioni dell’associazione, e che invitavano ad avvicinare una nuova forma di “pietà cristiana” verso le piccole creature, in termini di alleviamento da indicibili sofferenze. La Chiesta ha saputo parlare di “dolce morte”. Questo termine spesso suscita orrore, poiché appare contraddittorio. Può la morte essere vista come qualcosa di dolce? Quasi da agognare? Credo che solo i malati terminali o coloro che devono sopportare ogni giorno di vita in più, vivendolo come un supplizio, possano realmente parlare di valore della vita. Tom Butler, afferma dall’alto della sua carica che "in alcune circostanze può essere giusto interrompere o togliere una cura, sapendo che è possibile,  e fortemente probabile, che tale atto provochi la morte.” La grandezza di vedute di tale vescovo cerca di estendere tale messaggio all’intera chiesa anglicana, seppur ribadendo l’importanza di una severissima regolamentazione per guidare tali decisioni. In Gran Bretagna rimane tristemente celebre il caso di Charlotte, nata prematura di tre mesi. Pur scontrandosi contro il parere assolutamente contrario dei medici, che comprendevano che la piccola versava in condizioni gravissime e avrebbe riportato severissime lesioni, i genitori hanno imposto di mantenerla in vita, con ogni possibile mezzo. La bambina ha riportato terribili danni cerebrali permanenti, nonché gravi disfunzioni polmonari, sopravvivendo attraverso un’alimentazione artificiale in stato completamente vegetativo.  Poco dopo i genitori si sono separati ed hanno abbandonato la figlia in ospedale, unico luogo dove possa ricevere il sostentamento necessario per sopravvivere. I genitori tuttavia hanno scelto di cederla in adozione.

Fino a dove può spingersi l’egoismo umano??

Tiziana

Pubblicato il 16/11/2006 alle 14.25 nella rubrica OfficinaDemocratica.

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