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Gli ebrei di sinistra...

Spesso di ebraismo e della politica di Israele ne parlano persone che conoscono poco tale realtà, noi compresi. A volte si cerca di avere un giudizio critico, seppur obiettivo, ma tendiamo ad esprimere una valutazione che amalgami tutti gli israeliani e tutti gli ebrei, senza operare una distinzione più veritiera. Nelle principali testate giornalistiche, qualche giorno fa, è stato pubblicato l’articolo che segue, un appello in cui si esprime un gruppo di ebrei di sinistra che rivendicano la necessità di distinguere l’essere ebreo dall’essere israeliano, termini spesso convogliati in un’unica figura. Esprimono inoltre l’esigenza di dissociarsi dalle ideologie e posizioni intransigenti di altri gruppi ebraici e dello stesso governo israeliano.
Tiziana e Emanuele

Il pensiero critico  rappresenta un cardine della tradizione e di tutta la storia  ebraica, prima e dopo la nascita dello stato di Israele. Ma negli  ultimi anni, a causa di eventi tragici, si è  andato affievolendo sino a  un
ripiegamento del mondo ebraico su se  stesso, che - comprensibile dal punto di vista emotivo -  ha portato a un’involuzione identitaria in cui  sono saltate le distinzioni stesse tra ebrei, ad esempio tra ebrei  di sinistra e di destra. Si sono riaffacciate paure di annientamento  - la “distruzione di Israele” - che non valutano lucidamente il  rapporto effettivo tra minacce gravissime, come quelle del  presidente iraniano Ahmadinejad, e le possibilità reali del  loro avverarsi. Il terrorismo islamista,  pericolo più immediato, si alimenta peraltro dal proseguimento  dell’occupazione dei territori palestinesi da parte israeliana che  rappresenta la vera  fonte di immani disgrazie non solo per i palestinesi ma anche per  Israele.
Da parte della sinistra  ebraica si è persa quella capacità di progettare un  diverso presente e futuro rispetto a quello prospettato dalla destra  ebraica, allineata alla destra mondiale neo- e teo-con.
Nell’ebraismo il pluralismo è  una condizione esistenziale. Questo pluralismo, oggi, ha  bisogno di essere riconfermato anche rispetto alla differenza tra  “ebreo” e “israeliano”. Perché se è ovvio, per noi, un legame tra la  propria identità diasporica e Israele, tale legame non deve  diventare una appartenenza sostanziale, che genera  confusione e rischia di portare acqua al  mulino di chi non vuole distinguere tra ebreo e israeliano. Noi  vogliamo coltivare il nostro legame con Israele alla maniera  lucida  con cui lo coltivò Primo Levi, che di  fronte alla prima “avventura in Libano” dell’esercito israeliano  levò la sua voce insieme a quella di molti altri ebrei diasporici e  israeliani contro la logica aggressiva e non più solo difensiva  dell’esercito israeliano.
Dopo una riflessione  collettiva tra ebrei di sinistra con diverse esperienze, abbiamo  deciso di prendere una posizione pubblica che, anche dopo le  polemiche tra il ministro D’Alema e molta parte dell’espressione  istituzionale di destra ma anche di sinistra delle Comunità  ebraiche, evidenziasse una voce diversa in cui la propria  appartenenza ebraica non oscuri il carattere universale che pertiene  al proprio essere di sinistra.
Riconosciamo alle parole di David Grossman, durante la  commemorazione di Rabin a Tel Aviv il 4 novembre, quel carattere che  serve oggi a noi ebrei di sinistra in Italia, in Israele e nel  mondo, per riprendere l’iniziativa in un panorama segnato dal  cosiddetto “scontro di civiltà”. In questo quadro il conflitto  israelo-palestinese è ancora, purtroppo, un centro di irradiamento  dell’odio globale tra culture e religioni oltre che luogo dove si  continua a perpetrare un’ingiustizia costante nei rapporti tra i  popoli.
E’ nostra intenzione  contribuire a ricostituire il “Campo della Pace Ebraico” in Italia e  a questo scopo chiediamo a quanti nel variegato mondo ebraico  sentono la stessa esigenza di confrontarsi con  noi.

Gruppo Campo della Pace

Pubblicato il 28/1/2007 alle 18.4 nella rubrica Religione.

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