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Mi chiamo O. e non leggerai mai la mia storia


O. è un ragazzo brasiliano. Non è esattamente un mio amico, le nostre strade si sono incrociate un paio di volte davanti a un piatto caldo, nulla più. Era giunto in Italia dal suo paese natale spinto da una fervente fede cattolica, e aveva scelto il nostro Paese per prendere i voti. Dal Brasile, ai suoi occhi, arrivava un’immagine edulcorata dell’Italia: cattolica e piena di morale religiosa. Qui c’è il Papa, e poi migliaia di opere d’arte e chiese: quale paese migliore per il noviziato se non l’Italia?! Del tutto comprensibile.
Dicevo: O. giunse qui per prendere i voti. Parlammo abbastanza quelle sere, grazie anche alla mediazione di Tiziana, che col suo perfetto spagnolo si intendeva molto bene col portoghese di O. Da quelle chiacchierate senza pretese capimmo che O. era un ragazzo squisito e aveva una vera fede; non spetta a me dire quanto spiccata, ma del tutto sincera.
O. non ci mise molto a capire quale fosse l’iter per prendere i voti, e pochissimo tempo dopo sparì. Il cammino per farsi prete consisteva inizialmente in 5 anni di clausura presso un convento di Roma. Parlare con lui divenne impossibile. Ma passarono 4 settimane, appena quattro misere settimane e avemmo sue notizie tramite e-mail. Ciò che leggemmo ci lasciò di stucco… O. ci mise al corrente di quello che gli stava accadendo in convento: qualche giorno dopo essere arrivato gli era stato aperto l’armadietto ed era stato derubato di tutta la sua roba. Dopo poco, inoltre, iniziò a comprendere che tutti gli altri novizi lì con lui erano per la maggior parte omosessuali, spinti lì o nel tentativo di auto-reprimere i loro istinti ai loro occhi deviati e peccaminosi, o costretti a farsi frati sotto la pressione della famiglia di appartenenza che mal digeriva il loro orientamento sessuale. Inoltre, il prete che aveva il compito di guidare i novizi nel loro cammino spirituale, mal celava i suoi giornalieri incontri sessuali con un uomo esterno al convento. O. rimase impietrito da ciò che lo circondava: in appena 4 settimane era entrato in contatto con ladri, repressi, e preti che praticavano quotidianamente sesso, il tutto nella più totale falsità: la mattina a battersi il petto, la sera a fare sesso, derubare il prossimo, o a maledirsi per essere “diversi”. Ai suoi occhi quella era semplicemente l’antitesi di tutto ciò che per lui erano un luogo e degli uomini di fede. La nausea lo vinse. Ora sta facendo le pratiche per andarsene da lì, opterà per un noviziato in Brasile, sperando vada meglio di questo. Le sue ultime parole contenute nell’e-mail furono: “Lascio, perché Dio è in tutti i posti, tranne qui”. Amen.

Emanuele


Pubblicato il 3/9/2007 alle 0.59 nella rubrica Religione.

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