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Adda tornà baffone!


Non è che si racconta, è successo davvero…

Era il febbraio del 1956 quando si tenne il XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Il rapporto  Chrušcëv fu una doccia gelata per il Partito Comunista: Stalin bello che morto fu accusato di culto della personalità, ma, e soprattutto, delle grandi purghe. Il colpo fu durissimo e il segretario del PCI, Togliatti, avviò piano piano in Italia quella che noi oggi ricordiamo col termine de-stalinizzazione (neologismo detestato dallo stesso Togliatti che negherà sempre, ma i fatti sono noti a tutti). Si cercò, nel Partito, la via democratica e anti-rivoluzionaria italiana. Non che ce ne fossero molte di vie anti-rivoluzionarie nel Partito, difatti lo stesso Togliatti non indugiò a manipolare, censurare ed in parte riscrivere il pensiero di Gramsci con un nazionalismo molto vicino a Croce. Idee che non si reggevano molto bene in piedi, ma tant’è che Gramsci acquistò un taglio più occidentale e meno bolscevico e fu preso a modello per la linea politica del Partito. Gli sforzi furono tantissimi, tanti non appoggiarono questa nuova via apertamente democratica del Partito e se ne andarono (ufficialmente furono espulsi, ma solo perché ai tempi dal PCI non era ammesso andarsene, si veniva cacciati). Il Partito si auto-negò e auto-censurò, convinti che la classe operaia e proletaria non vedesse più di buon occhio il mito del compagno Stalin. E’ evidente che fu un cambio di direzione epocale. Ma fu anche una cantonata pazzesca, perché nel 1963 successe quello che nessuno, tra i dirigenti del Partito, si sarebbe mai aspettato.

E’ il 1963, Stalin è morto da ben dieci anni. Ma è soprattutto l’anno in cui nasce la Tribuna Politica in televisione. Dopo dieci anni dall’invenzione della TV, i comunisti riescono a comparire in video dopo un decennio di monopolio democristiano. Togliatti è finalmente in video, è un evento storico, e un membro del PCI è a Genova per seguire in un bar del quartiere rosso la Tribuna Politica con gli operai che lo frequentano, con l’intenzione di tastare con mano l’aria che tira nella classe operaia ed annotare il tutto. La trasmissione inizia e Togliatti si dimostra il mattatore che innegabilmente è sempre stato, umiliando politicamente e dialetticamente il suo antagonista. Nel bar è l’apoteosi. Applausi, giri di grappe offerte dal barista, urla a non finire. Togliatti se la prende con Michelini, appartenente all’MSI, il quale non è minimamente all’altezza del suo interlocutore. Il tifo nel bar è da stadio. Quando parla Michelini, si urla: «Pagliaccio! Camicia nera!» oppure «Sto besugo!». Il cronista presente nel bar annota tutto scrupolosamente, le reazioni delle masse sono fondamentali per saggiare il grado di apprezzamento del Partito. Michelini, nel frattempo, sta perdendo colpi su colpi; gli è rimasta l’ultima carta da giocare per non soccombere sotto il fuoco dialettico di Togliatti: accenna timidamente ad un: «Sì però, anche voi con Stalin…». Come rispose Togliatti non si seppe mai… Nel bar scoppia il putiferio: urla, grida, tavoli fatti tremare dall’ira. L’uomo del PCI sta ancora annotando, questa non gli deve sfuggire! La de-stalinizzazione è costata troppo sangue e amarezze al Partito e vuole constatarne i gloriosi frutti per poi andare a riferire il tutto a Botteghe Oscure. Chi grida più forte riesce ad attirare la sua attenzione, è Berto, il più scalmanato tra gli operai lì presenti. Il cronista vede Berto che sta per parlare, ha le vene sul collo gonfie d’ira e non lascerà che i vili attacchi dell’onorevole Michelini destabilizzino i telespettatori. E Berto parlò. L’inviato del PCI annoterà questo: «Stalin? Stalin era troppo buono, ne ha fatto fuori troppi pochi! Lo so io cosa ci vorrebbe, lo so io…»

Emanuele

Pubblicato il 3/3/2008 alle 7.5 nella rubrica Costume e Società.

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