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Feriti a morte



Certi amori non finiscono. Questo è quanto scritto da una ragazza o un ragazzo, molto probabilmente adolescenti, su un muro vicino casa mia con una bomboletta. La frase, che cita una nota canzone di Venditti, è sviluppata su due righe: Certi amori, e poi sotto non finiscono.


Una seconda persona ha scritto trasversalmente su questa frase, occupando cioè entrambe le righe, un suo pensiero in merito: STRONZATA.

 

Che poi a queste cose ci faccio parecchio caso, perché le reputo un bellissimo tornasole di ciò che ci circonda, di quella cosa dai confini liquidi che chiamiamo società. Il graffitaro è il pittore post-moderno, e pertanto dobbiamo prestarci particolare attenzione a quello che fa e che crea.

 

Ebbene, frasi del genere mi fanno pensare che la nostra società non è morta, ma ferita a morte, che è peggio.

 

Niente finisce, perché la fine non esiste. È solo una parola pretestuosa e ricattatoria per delimitare le esperienze umane. Tutto è un perpetuo ritornare e divenire. Ieri, oggi, domani. Sarai per sempre ciò che sei stato. E come glielo spieghi a un ragazzino che il suo amore non è finito? Che non è vero che è una stronzata. Che il cinismo non fa maturare più in fretta. Che non siamo merce che scade. Che l’amore siamo noi, perché siamo noi la poesia, perché siamo noi il bello. Perché anche lui è tutto ciò.

 

Non glielo spieghi al ragazzino, è evidente. Abbiamo perso. E questo graffito che leggo tutti i giorni sta lì, a ricordarci la nostra atroce sconfitta. Ché se fossimo morti, una frase del genere l’avremmo letta una volta soltanto. Invece siamo feriti a morte, e atrocità del genere dobbiamo leggerle tutti i giorni. È il nostro destino e la nostra perenne pena. Dannati. Per sempre. A vivere.

 

C’hanno davvero preso tutto, direbbe il poeta.

 

Emanuele


Pubblicato il 9/4/2009 alle 20.15 nella rubrica Diario.

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