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Roderigo Di Castiglia, ora pro nobis.



Quando meno te l’aspetti, ecco che succede l’impossibile. Succede inoltre che sei te uno dei protagonisti dell’impossibile. Questa categoria vista solo al cinema o nei romanzi di dubbio gusto te la ritrovi sotto il naso, che ti fissa e ti dice fammi tua!

Quando credi che tutto sia oramai perduto, ecco che ti ritrovi sulla tua Fiat Punto a riaccompagnare a Roma due compagni, due Maestri. Illustri, celebri, filo-sovietici eppure libertari. Da Fondi a Roma, come una sorta di cammino della speranza. Quei tragitti stradali che nel compiersi coincidono con un tragitto spirituale e intellettuale. Ciò che eri quando sei partito è diverso da ciò che sei divenuto una volta arrivato a destinazione. Una sorta di Easy rider, ma senza droghe sintetiche.

Ed eccomi qui, ricordando una Fiat Punto lanciata sulla Pontina, fra quelle lande deserte e proletarie, alla nuova conquista della città e del riscatto sociale. Da Fondi a Roma, dal particolare all’universale. Tre metri cubi di lamiere Fiat fatte di cinema, comunismo e socialismo, lanciate verso il futuro. Una metafora post-moderna fornita di cinque marce e un contachilometri.

 

Tre metri cubi pieni zeppi di zdanovismo, di ideologia e di sovversione. Tutto e il suo contrario. Antitetici ai nostri stessi pensieri. Dottrine traballanti per un futuro tanto incerto quanto affascinante. Affascinante perché ancora da scrivere. Giancarlo Pajetta ci guardava dall’alto e, eccezionalmente, non ci ammoniva, ma pregava per noi.

Una Fiat Punto più simile ad un traghetto d’anime che a delle lamiere di fattura torinese. Gli Agnelli non sarebbero stati contenti di sapere una loro creazione divenuta albergo di dibattiti contro l’ordine costituito delle cose, e questo mi riempie d’orgoglio.


Tutto vero? Solo la bellezza rende le cose vere.

Roderigo Di Castiglia, ora pro nobis.

 

«Fabiola», ovvero tutte le strade conducono al comunismo (e buona parte di queste collegano Fondi a Roma).


Pubblicato il 27/4/2009 alle 17.48 nella rubrica Diario.

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