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Waterboarding



Chi gestisce l’interrogatorio versa acqua sul viso del detenuto e sul panno.

Il viso è quindi avvolto stretto in un panno o in un foglio di cellophane.

Il trattamento provoca colpi di tosse, conati di vomito e senso di soffocamento.

Il detenuto ha la sensazione di annegare.

 

Le autorità americane hanno confermato che questa tecnica è stata usata 266 volte su due detenuti. Con 183 episodi fu costretto a parlare Khalid Sheikh Mohammed, considerato l’ideatore degli attacchi dell’11 settembre.

Con Abu Zubaydah gli annegamenti simulati furono 83.

 

Io, al secondo interrogatorio con il waterboarding (ma molto probabilmente anche dopo il primo), avrei confessato di essere Bin Laden in persona, o magari la Principessa Sissi. A loro discrezione.


Pubblicato il 2/5/2009 alle 15.44 nella rubrica Cultura e Informazione.

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