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Lo scemo sulla collina



C’è un albino nel paese in cui vivo. Tutti lo riconoscono, ma pochi lo conoscono veramente.

C’è qualcosa di magico e di funebre nei vecchietti di oggi. Seppur bellissimi, non ne esisteranno più di uguali. Avete presente quel misto di saggezza popolare, bestemmie e vino che li caratterizza? Divino.

Oggi ho visto un film tremendamente brutto, fascista e pericoloso. Il tizio che si spaccia per regista del prodotto filmico ha potuto realizzarlo perché figlio di un noto cantante partenopeo. Uno molto alternativo nei modi e nelle parole. È venuto a parlarci a lezione, dopo la proiezione del suo lavoro. Se la tira pure da quello che “ho compreso tutto dalla vita, capito, inutile plebaia?”.

Un uomo di merda, insomma.

 

C’è un matto nel paese in cui vivo. Anzi: ce ne sono due. Innocui e placidi, ma sicuramente folli. Sono dell’idea che la follia sia uno stato nobile dell’uomo, e che il suo raggiungimento vada sudato. Giorno dopo giorno. Non è mica roba da tutti. Beh: uno dei due matti parla da solo, l’altro pure; ma quest’ultimo rovista anche nell’immondizia per ottenere il cibo per vivere. Si chiama Andrea, o almeno pare che si chiami Andrea.

Una volta la mia maestra delle elementari, la maestra Isabella, impietosita dal misero stato in cui Andrea giaceva, gli portò un panino, invitandolo a mangiare. Andrea si guardò il panino, si guardò la maestra Isabella, e la mandò a cagare. Andrea, ora è fuori di dubbio, sa il fatto suo. È cosa difficile ed estremamente seria essere folli, non te la cavi mica mangiando panini sottobanco, e questo Andrea lo sa bene.

 

E poi mi torna in mente il regista, o sedicente tale, del film che ho visto oggi. Quello di “ho capito tutto dalla vita, e ora ve lo spiego”. Ecco. Io gente del genere la obbligherei a vivere per venti anni parlando da solo, e rovistando nell’immondizia per guadagnarsi di che mangiare, come fa Andrea. Se superi la prova, sarò io personalmente ad aprirti le porte del jet set italiano, con tanto d’inchino quando mi sfilerai davanti. Sono sicuro che vent’anni a parlare da solo rovistando nei cassonetti dell’immondizia non li resisterebbe mai. Scapperebbe come i vigliacchi. Non sacrificherebbe così tanto. Lui e molti come lui.

Finti folli, finti intellettuali, finti artisti.

Merde.


Pubblicato il 4/5/2009 alle 20.16 nella rubrica Diario.

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